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domenica 5 dicembre 2010

Raf

Raf (nato a Margherita di Savoia (FG) il 29 settembre 1959), vero nome Raffaele Riefoli, è un cantante e autore italiano.
Prima di affermarsi come Raf, Riefoli ha utilizzato lo pseudonimo Rip. Era questo il nome con cui si faceva chiamare nel 1980, quando era il cantante e bassista dei Cafè Caracas, un trio che comprendeva, oltre a lui, Ghigo Renzulli e Renzo Franchi, che sarebbero poi diventati assieme a Piero Pelù i componenti dei Litfiba. Il gruppo ebbe vita breve, e pubblicò un unico singolo nel 1980.
Come Raf, inizia la sua carriera nel 1983 incidendo Self Control, un brano dance che scalerà le classifiche di mezzo mondo grazie anche alla versione dell’americana Laura Branigan. Altri successi Change your mind, London town, Hard
Nel 1987 scrive Si può dare di più che vince il Festival di Sanremo. Lo stesso anno arriva terzo all’Eurofestival in coppia con Umberto Tozzi con Gente di mare.
Nel 1988 esce il suo album Svegliarsi un anno fa che contiene la canzone di Sanremo Inevitabile follia.
L’anno dopo è di nuovo a Sanremo con Cosa resterà degli anni ‘80 inclusa nell’album omonimo che contiene anche la canzone che lo fece vincere al Festivalbar Ti pretendo.
Nel 1991 esce Sogni… è tutto quello che c’è che contiente tre hit: Interminatamente, Oggi un Dio non ho (Sanremo 1991) e Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è. Nella canzone Anche tu canta in collaborazione con Eros Ramazzotti.
 
http://www.lastfm.it/music/Raf
 
RAF, Raffaele Riefoli, nasce a Margherita di Savoia (Fg) il 29 settembre 1959. Ben presto si trasferisce a Firenze e


collabora alla vivacissima scena new wave. All'inizio degli anni '80 vive e suona a Londra.

1984

Incide con un'etichetta francese il suo primo singolo, SELF CONTROL, un brano dance che raggiunge il primo posto nelle classifiche di tutto il

mondo, Stati Uniti compresi, dove la versione di Laura Branigan arriva al n°1 della hit parade di Billboard. Alla fine dell'anno esce il primo album

intitolato RAF. Oltre a SELF CONTROL, ci sono altri due singoli di successo CHANGE YOUR MIND e HARD.

1987

Scrive per il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi SI PUO' DARE DI PIU', la canzone che vince Sanremo. In coppia con Umberto Tozzi scrive ed interpreta

GENTE DI MARE, un hit in tutta Europa. Esce in questo periodo LONDON TOWN, un singolo che è una celebrazione per una città a lui molto

cara.

1988

Sanremo. INEVITABILE FOLLIA. L'album da cui è tratta, SVEGLIARSI UN ANNO FA, fotografa un musicista "sui generis" che ha scoperto la

tradizione della canzone d'autore italiana ma al tempo stesso è attentissimo alle sonorità più attuali e sofisticate. Di nuovo nei Top 10, d'ora in

poi sarà sempre così.

1989

Di nuovo a Sanremo. Raf ha già pronto un nuovo album di successo, COSA RESTERà DEGLI ANNI OTTANTA. La canzone che da il titolo

all'album conquista ancora una volta il grande pubblico. Agosto 1989, TI PRETENDO è l'hit dell'estate, come dimostra la vittoria al Festivalbar.

1991 - Raf conquista prima l'hit parade con INTERMINATAMENTE, poi impressiona a Sanremo con una suggestiva ballata, OGGI UN DIO NON

HO. Infine, SIAMO SOLI NELL' IMMENSO VUOTO CHE C'È. Tre successi diversissimi tra loro, ma non gli unici dell'album SOGNI… È TUTTO

QUELLO CHE C'È.

1993

CANNIBALI, 6 volte disco di platino. Un album ricco di canzoni di successo (IL BATTITO ANIMALE, DUE, STAI CON ME) ma con in più

un'attenzione particolare all'attualità che mette in risalto l'inquietudine che caratterizza un mondo contraddittorio e un momento storico travagliatissimo.

1995

Raf incide MANIFESTO, un disco che segna un passo avanti dal punto di vista musicale ed artistico, ed in questa occasione realizza una novità

assoluta non solo per l'Italia: senza nessun aggravio sul costo di copertina del disco regala al pubblico il CD rom INTERAGENDO, supporto

attraverso cui il pubblico ha la possibilità di approfondire la propria conoscenza sull'artista. Raf inoltre apre il suo sito su Internet: www.raf.it,

anticipando di molto la realtà odierna.

1996

COLLEZIONE TEMPORANEA è il titolo del primo Best-of di Raf, il disco comprende 16 grandi successi ricantati, risuonati, riarrangiati e rimasterizzati.

Nell'album è presente l'inedito UN GRANDE SALTO, una dolce ballata che racchiude una personale riflessione sul senso della vita.

1998

LA PROVA è un album di esplorazione e collaborazione con la sua band, il suono è più graffiante con un'evoluzione verso il rock pur mantenendo

strutture e melodie pop. Un interessante, nuovo sviluppo per Raf e un'affascinante fusione tra pop italiano moderno e d innovativo.

2001

Dopo un intervallo segnato da un'esperienza personale importante come una nuova paternità, Raf si ripresenta con il nuovo album IPERBOLE .

È un album di grande successo sia in termini di vendite che di popolarità manifestatasi in un tour teatrale zeppo di "tutto esaurito" . Riceve al

MEI (meeting delle Etichette indipendenti) un premio alla regia per il Videoclip di Infinito (da lui pensato e girato).

2002

È invitato al Pavarotti & Friends. Subito dopo è tra gli ospiti musicali de "IL SALE DELLA TERRA" grande manifestazione popolare in Piazza San

Pietro al cospetto di Papa Giovanni Paolo II. In questa occasione fa sua la preghiera degli abitanti di Cesano e rivolge al papa la preghiera di

spegnere le antenne di radio vaticana così cariche di sospetta pericolosità per le popolazioni dell'area in cui si trovano. A Isola delle Femmine

(PA) riceve dalle mani del Procuratore di Palermo Grasso il premio Mariposa per la canzone ASSOLTI rap contro l'impunità dei potenti.

2003

È testimonial di LEGAMBIENTE e si dedica ad alcune iniziative mirate quali Salviamo il mondo e un progetto per portare acqua in orti scolastici

dell'Ecuador.

2004

A 20 anni da SELF CONTROL esce l'album OUCH e contemporaneamente Mondadori pubblica COSA RESTERA'… scritto a 4 mani da Raf con

Domenico Liggeri.

2005

Il 28 ottobre esce LIVE, DVD della performance live di Raf del 16 maggio 1991 al Palatrussardi di Milano. Esce contemporaneamente anche

TUTTO RAF, 32 brani del repertorio dell'artista che vanno dl 1983 ad oggi.

2006

26 maggio, esce 'Passeggeri Distratti', primo album di Raf con la nua etichetta discografica Sony BMG.

2008

26 settembre, esce l'album "Metamorfosi".

http://www.raf.it/
 
 

 
 

 

 

venerdì 3 dicembre 2010

Pooh


POOH... P come Pionieri Tutte le volte in cui sono stati i primi a fare qualcosa
Impegno sociale e temi scottanti nelle canzoni...
Famosi per canzoni d'amore come "Piccola Katy" e "Tanta voglia di lei", fin dal loro esordio i Pooh hanno scritto anche molte canzoni d'impegno sociale, mostrando grande coraggio nel proporre temi assai scottanti per l'epoca in cui venivano cantati. E infatti i Pooh sono stati il primo gruppo beat-pop italiano censurato (nel 1966 per il brano "Brennero 66").
Ecco alcuni brani sociali, coraggiosi e scottanti in ordine cronologico...
1966: la canzone "Brennero 66" (dall'album d'esordio "Per quelli come noi") ha vinto il Festival delle Rose, ma fu censurata da RadioRai, che impose un titolo diverso per il festival ("Le campane del silenzio") e la cancellazione dal testo della frase "t'hanno ammazzato quasi per gioco". Il brano è ispirato a un fatto reale di cronaca: gli attentati in Alto Adige contro i militari della Guardia di Finanza e l'uccisione di un finanziere. I Pooh puntavano l'attenzione sui ragazzi del profondo sud mandati a fare il servizio di leva nel lontano nord, dove rischiavano di morire senza nemmeno capirne la ragione. Negli Stati Uniti Bob Dylan cantava la protesta contro la società e il Vietnam; nello stesso periodo i Pooh hanno voluto raccontare una "guerra" di casa nostra: con "Brennero 66" hanno rotto la tradizione italiana dei testi sui conflitti generazionali, incidendo la prima canzone che parlava di fatti reali e di stretta attualità.
1971: "Pensiero" (da "Opera prima") parla di un uomo in galera ingiustamente per un fatto che non ha commesso.
1973: "Parsifal" (dall'album omonimo) è un inno alla pace con l'eroe wagneriano che getta le armi e rifiuta il suo ruolo di supereroe.
1973: "Io e te per altri giorni" (da "Parsifal") parla di adulterio con un uomo e una donna che abbandonano i rispettivi coniugi per vivere insieme una nuova storia d'amore (un tema assai scomodo in quegli anni).
1973: "L'anno il posto e l'ora" (da "Parsifal") descrive gli ultimi pensieri di un pilota mentre il suo aereo sta precipitando.
1976: "Pierre" (da "Poohlover") parla di omosessualità, un argomento tabù in quel contesto sociale.
1976: "Gitano" (da "Poohlover") denuncia il razzismo nei confronti degli zingari, la stessa discriminazione subìta oggi dagli extracomunitari.
1976: "Il primo giorno di libertà" (da "Poohlover") racconta il complicato reinserimento di un detenuto nella società.
1976: "Tra la stazione e le stelle" (da "Poohlover") affronta il tema della prostituzione da un punto di vista psicologico.
1978: "Classe ‘58" (da "Boomerang") riprende il tema di "Brennero 66" avendo ancora come protagonisti ragazzi del sud che s'interrogano sul perché si ritrovano in una caserma del nord con un fucile in mano.
1978: "La città degli altri" (da "Boomerang") narra le difficoltà di chi è costretto a vivere ai margini della città e della società.
1978: "La leggenda di Mautoa" (da "Boomerang") parla degli aborigeni australiani.
1979: "L'ultima notte di caccia" (da "Viva") è un atto d'accusa contro il massacro degli indiani d'America compiuto dall'uomo bianco.
1980: "Inca" (da "Stop") stigmatizza il genocidio del popolo Inca da parte dei conquistadores spagnoli.
1983: "Lettera da Berlino Est" (da "Tropico del nord") narra, sei anni prima della caduta del Muro di Berlino, il disagio dei giovani che vivevano al di qua e al di là del muro.
1984: "Il giorno prima" (da "Aloha") affronta gli orrori del disastro nucleare, raccontando il "Day Before" (sogni e azioni quotidiane della gente inconsapevole) anziché il "Day After".
1985: "Asia non Asia" (dal cd omonimo) mette in evidenza il contrasto fra la cultura orientale e l'invasione elettronica occidentale in Asia.
1986: "Terry B." (da "Giorni infiniti") parla dell'omicidio compiuto dalla giovane fotomodella americana Terry Broome, che ha ucciso il playboy italiano Francesco D'Alessio.
1987: "Dall'altra parte" (da "Il colore dei pensieri"), scritto nell'era Gorbaciov prima della perestrojka in Russia, è un brano sui Paesi dell'est che ribadisce quanto la libertà sia un bene prezioso, osservando la gioia delle persone nel poter fare cose semplici che a noi paiono scontate.
1988: "Senza frontiere" (da "Oasi") è una forte denuncia contro l'emarginazione nei confronti degli immigrati africani nel nostro paese.
1990: "Uomini soli" (dal cd omonimo) affronta il problema della solitudine.
1990: "Città proibita" (da "Uomini soli") è ispirata alla rivolta studentesca dell'anno precedente in Piazza Tienanmen a Pechino.
1996: "Il silenzio della colomba" (da "Amici per sempre") narra lo stato d'animo di chi è stata vittima di un abuso sessuale e subisce un'ulteriore violenza, in questo caso psicologica, nel dover raccontare i particolari dell'aggressione patita per ottenere giustizia. E anche del suo tentativo di un ritorno alla vita normale.
2000: "Buona fortuna e buon viaggio" (da "Cento di queste vite") è la storia di una prostituta dell'est che ha il coraggio e la forza di abbandonare il marciapiede e tornare a casa.

La rivoluzione nei live
All'inizio degli Anni 70 i gruppi italiani si esibivano dal vivo portandosi dietro solo i propri strumenti e utilizzando gli impianti audio dei club che li ospitavano, senza curarsi troppo della scarsa qualità audio di una simile prassi. I Pooh hanno cambiato il sistema mettendo in scena uno show personale curato nei minimi particolari: il loro pionierismo fu accolto malissimo (con litigi furibondi) da impresari e promoter dell'epoca che furono costretti a seguire il loro esempio, perché un concerto dei Pooh, così innovativo e spettacolare, costava esattamente quanto l'esibizione di un cantante di successo che si presentava munito solo del suo strumento.
Ecco le tappe della loro rivoluzione live...
1971: primo gruppo con un impianto luci professionale di proprietà.
1971: primi a possedere un camion (un_M90) per trasportare tutta la strumentazione (oggi possiedono svariati TIR).
1976: primi a possedere un palco (8 x 4 metri), che montavano nei club fra le proteste dei proprietari e degli organizzatori.
Fine Anni 70: primi (o fra i primissimi) a tenere concerti nei teatri e nei palasport.
1978: primi a usare la tecnologia laser in concerto. Il raggio laser puntato verso il cielo era visibile a 30 km di distanza: spesso i Carabinieri ricevevano denunce di avvistamento di Ufo!!
Fine Anni 70: primo gruppo italiano a possedere e usare un impianto audio (Montarbo) personalizzato con due mixer separati: uno per gli strumenti e uno per le voci. "Finalmente in un concerto si capiscono anche le parole delle canzoni" era il commento più diffuso fra la gente: i Pooh hanno avuto il merito di volere e sperimentare questa innovazione tecnologica, messa in commercio in seguito.
La prima macchina del fumo. I Pooh costruivano in prima persona (destreggiandosi abilmente anche come falegnami, elettricisti, idraulici...) gli effetti e le scenografie dei loro live: dopo una visita a Cinecittà, dove hanno parlato e visto all'opera Rambaldi (l'inventore di E.T.) e Baciucchi (responsabile delle esplosioni nello spaghetti western), hanno realizzato la macchina del fumo spruzzando la Brillantina Linetti su un marchingegno empirico composto da un irroratore per le rose con serpentina in rame e una resistenza da scaldabagno. La brillantina, però, conteneva alcool, così assieme al fumo uscivano anche involontarie fiammate molto scenografiche: in un concerto del 1975 a Torino, un pompiere troppo zelante ha scaricato un intero estintore a polvere addosso a Stefano D'Orazio, che ha terminato la canzone completamente imbiancato (sopraciglia comprese) fra le risate della band e l'entusiasmo del pubblico che credeva fosse un effetto scenico.
I Pooh sono proprietari dei materiali usati nella loro carriera per dischi e concerti: camion, luci, impianto audio, effetti scenici... Questa enorme quantità di materiale è stata conservata negli anni: in passato dentro un gigantesco capannone a Bergamo (utilizzato anche come sala prove per i loro grandi show) e dal 1999 in uno stabile di oltre 4 mila metri quadrati a Milano, che è diventato un personale "Palazzo della Musica" con sala d'incisione munita di tecnologia avanzata e sofisticata; archivio storico; uffici (editoriali, grafici e manageriali); magazzini per strumenti, scenografie, palchi, TIR e tutte le strutture dei live.

Produzione discografica, concerti e riconoscimenti...
1971: l'album d'esordio "Opera prima" è il primo 33 giri di un gruppo italiano a ottenere lusinghieri dati di vendita (in linea con i dischi di Mina e Battisti).
1972: primo concerto con l'orchestra sinfonica della Scala di Milano (prima volta per i Pooh; probabilmente prima volta per un gruppo italiano).
1976: inizio autoproduzione con l'album "Poohlover".
1984: creano le edizioni Discorso e l'etichetta Tamata.
1986: prima band italiana con la nomina di Cavalieri della Repubblica.
1986: prima band italiana rappresentata nel Museo delle Cere di Roma.
2001: con il loro sito internet www.pooh.it vincono il Premio WWW de "Il sole 24 Ore" per il miglior sito dell'anno nella sezione arte e cultura. Sono i primi artisti musicali a vincere questo importante riconoscimento.

Sempre i primi a usare la tecnologia moderna...
1979: primo videoclip in Italia per "Io sono vivo".
1983: "Tropico del nord" è il primo album italiano su compact-disc.
1984: primo laser-disk in Italia con "Aloha".
1990: primo video ad alta definizione in Italia per "Uomini soli".
1996: traccia multimediale (gratuita) sul cd "Amici per sempre", che è stata definita la più tecnologica realizzata in Italia.

Antesignani dell'impegno civile...
Le copertine in carta riciclata di 33 giri e cd
In un periodo in cui era difficilissimo reperire carta riciclata, che infatti facevano arrivare dalla Francia. Nel 2001: il contributo per la costruzione di una scuola professionale in Madagascar per i bambini ospiti del lebbrosario di un piccolo paese del sud-est. Nel 2002: l'iniziativa "Salva la musica" per realizzare aule di musica in scuole, una per ogni regione italiana, situate in zone definite a rischio.

Impegno per il WWF
Alcuni esempi... Nel 1989 hanno devoluto l'intero ricavato del brano "Concerto per un'oasi" (stampato su vinile verde); inoltre la promozione fatta durante il tour ha favorito l'iscrizione di 15 mila ragazzi (saliti a 50 mila nei mesi successivi). Nel 1993 hanno sostenuto l'iniziativa "Riforestiamo le città" che invitava i sindaci a piantare un albero per ogni bambino che nasceva. Il "pressing" dei Pooh a favore del progetto è stato così ampio, che molti sindaci hanno piantato gli alberi la sera prima dell'arrivo dei Pooh per il concerto. Ambasciatori del WWF dal 1997.

Telethon
La band è sempre protagonista negli anni della maratona televisiva di beneficenza. Nel 1994 i fabbri dei Pooh hanno costruito un vagone speciale, agganciato al treno di Telethon, che arrivato nelle varie stazioni si apriva con un meccanismo idraulico e si trasformava in un palco perfettamente attrezzato per il concerto. Durante le loro esibizioni sono stati raccolti oltre 2 miliardi e mezzo di lire.

Rock No War
Pooh sono stati fra i primi a fare grosse operazioni finanziarie di beneficenza, utilizzando la propria credibilità artistica per ottenere fondi anche dal pubblico e dagli sponsor. Nel 1999, con i fondi raccolti durante il tour estivo, hanno costruito dieci parchi gioco per i bambini coinvolti nella guerra dei Balcani (nella speranza che giocando possano ritrovare l'anima fanciullesca martoriata dalle bombe) e li hanno consegnati personalmente in Kosovo, Bosnia, Macedonia, Serbia e Montenegro.

biografia aggiornata al 15 novembre 2005


http://www.pooh.it/




ALBUM: Dove Comincia Il Sole (2010)


Tutte le canzoni di Pooh



Isabel, anima tu non hai

mi dibatto in notti sterili

Isabel dove sei, maledetta pioggia

se lo vuoi usami, sprecami

anche se il mio cuore sanguina

Isabel vivo per te

Isabel gli uomini vanno via

come sabbia o ladri, cosa fai

cosa sei, dove vai, da che gabbia scappi?

Fragile Isabel di chi sei

la tua via di scampo sono io

Isabel vivi con me

T'inseguirò, catturerò, quel tuo cuore folle

è una bugia, che non sei mia, e ridi alle mie spalle

che disarmonia questa gelosia, che malattia

chi riparerà, chi mi ridarà la vita mia

Isabel madida frenesia

la città qui sfreccia e strepita

dove sei, che ci fai sotto questo inverno?

Isabel amami come se

stia finendo il mondo

lasciati invadere, naviga in me

Mi accenderò, mi scioglierò nel tuo cuore in piena

proteggerò la tua magia da qualunque spina

avida di guai, lame di rasoi, gli occhi che hai

mi rinascerai, mni contagerai di libertà

Se ti perdi resta ferma dove sei

e saprò trovarti io

piangi lacrime che non hai pianto mai

forse un'anima ce l'hai

Il destino fa dei viaggi estremi

ma tu vedi all'orizzonte più di me

fra progetti audaci e sogni strani

fammi amare tutto ciò che ami

Isabel

Mi accenderai mi scioglierai m'insegnerai i sogni tuoi

mi regalerai la diversità che brucia in te

mi rinascerai, mi contagerai di libertà

Isabel


http://www.testicanzone.com/415494/Isabel.html



giovedì 2 dicembre 2010

Gino Paoli



E’ un signore di oltre settant’anni benissimo portati. I baffi e i capelli sono bianchi da un po’. Da qualche anno, grazie a un piccolo intervento chirurgico, ha pure smesso gli occhiali che portava fin da ragazzo per correggere la miopia da talpa (nei primi anni della sua carriera erano spessi e con una montatura nera che non passava inosservata). Il piccolo cambiamento, da parte di chi non ha mai badato al look, dà al personaggio un tocco di novità. Per il resto, rimane attaccato alle cose in cui ha sempre creduto: l’amore, la libertà, il dubbio. E continua a fare con passione il mestiere del cantautore, quello di chi trova le parole giuste e le coniuga con la musica per poi cantarle, come fanno gli artigiani che producono pezzi unici e non in serie, che sta a noi saper usare se ne condividiamo le sensazioni che sprigionano.
Compone e canta da oltre cinquant’anni (per la precisione: “La gatta” è del 1960 ma le prime incisioni di pezzi non suoi sono del 1959). Ora canta perfino meglio. La voce è piena, ha le tonalità giuste ed emoziona. Per questo può scegliere di cantare le arie di Giacomo Puccini, autore per cui ha da sempre una certa predilezione, come nel caso di “O Soave fanciulla” tratta dalla “Bohème”, interpretata in duetto con il soprano italo-canadese Giorgia Fumanti per fare da colonna sonora alla presenza italiana all’Expo di Shanghai 2010. O può decidere di girare nei teatri con il progetto “Cinema Songs” che ha a disposizione un cast d’eccezione: Gino Paoli (voce), Rosanna Brandi (voce), Marco Tamburini (tromba), Marcello Siringano (violino), Franco Testa (contrabbasso) ed Ellade Bandini (batteria) e Danilo Rea (pianoforte). Si tratta di un viaggio alla riscoperta delle grandi canzoni legate al cinema di ieri e di oggi: dai musical americani, alle canzoni dei film francesi fino a quelle del cinema italiano. Tutto questo dopo aver inciso nel 2008 il cd “Milestones. Un incontro in jazz” con Enrico Rava, Danilo Rea, Roberto Gatto, Flavio Bolto, Rosario Bonaccorso, frutto di tanti concerti dove Paoli ha presentato alcune sue canzoni in versione jazz ma ha pure interpretato, in ottimo inglese, pezzi come “Time After Time” e “I Fall In Love Too Easily” (qualche volta al piano ad accompagnarlo c’era Renato Sellani). Esempi recenti che dimostrano come Paoli, oltre a essere cantautore impareggiabile, è un interprete di prima qualità che sa sperimentare strade artistiche nuove. Pochi sanno presentarsi al pubblico, in teatro o in tv, con la sobrietà, il distacco e l’eleganza che gli sono abituali.
«Io all’inizio non sapevo nemmeno cosa volesse dire cantare, e certo era un handicap. La tecnica ti permette di dire ciò che hai dentro, ma non è quella che ti cambia. Se non ti aiuta a essere quello che vuoi essere, non serve. Ho imparato a cantare maturando, conoscendo e conoscendomi sempre di più, anche se non sarà mai possibile conoscermi completamente. Così ho potuto sempre meglio suonare le mie corde umane. Finalmente ho imparato a suonare me stesso», ha spiegato lo stesso Paoli in una conversazione con Enrico De Angelis (2004) a proposito della magia della sua voce cresciuta nel tempo.
Gino Paoli è il decano in piena attività della musica leggera italiana. Appartiene alla categoria di coloro, e sono pochi naturalmente, che si sono tolti quasi tutti gli sfizi sia nella vita pubblica sia in quella privata. Ha saputo pigliarsi anche numerose rivincite. Tutti hanno dovuto prendere atto che la bravura di Paoli non si discute. Ha dovuto piegarsi anche l’industria del disco, che a un certo punto voleva trattarlo come un cantante di revival e rifiutava di fargli incidere nuove canzoni. Pure la pubblicità è andata a cercare il maestro della canzone. Prima una marca di whisky, e lui ha accettato perché non gli pareva vero che lo pagassero per bere il liquore che più gli piace. In seguito è stata la Fiat, quando doveva lanciare la nuova Cinquecento, a chiedergli di apparire negli spot. Lui ha di nuovo accettato perché il ricordo delle prime Cinquecento nell’Italia del boom economico finiva per intenerirlo. Eppure Gino sa difendersi dai ritmi vorticosi dell’industria della musica: «Oggi è tutto così veloce che non ci accorgiamo neppure di quello che stiamo vivendo. Io, invece, voglio accorgermi di ogni cosa: dell’affetto dei miei figli,
della dolcezza di mia moglie, degli amici che mi circondano,
voglio guardare il mare... voglio accorgermi di vivere». E per spiegarsi meglio ha usato una canzone, “Perduti”, che chiude il cd “Per una storia” (2000): una coppia è bloccata in macchina nel traffico caotico di Genova; piove, sono in ritardo per un appuntamento, stress, nervosismo, rumore... ma basta che lui si volti a guardarla perché tutto cambi.
Anche la politica, a un certo punto, è andato a cercarlo. Paoli è stato deputato del Pci dal 1987 al 1992, eletto come indipendente nella circoscrizione di Napoli (città che ama quasi come Genova), prima di tornare sopra un ramo a cantare le sue canzoni perché la politica politicante non si addiceva a chi dichiara tuttora di non sapere, di avere il dubbio come unica certezza e di preferire che a ogni domanda ne segua un’altra (“King Kong”, 1994, è il cd del ritorno esclusivo al culto della musica). Le sue proposte per tutelare gli autori, diffondere la musica nelle scuole e nelle carceri minorili non furono accettate alla Camera dei deputati. C’erano altre urgenze gli dissero, come se la musica non aiutasse a sviluppare sensibilità nascoste e non fosse un linguaggio universale. E’ tornato alla politica solo per un breve periodo come assessore alla cultura nel comune di Arenzano, pochi passi da Genova. E qualche volta gli capita di ricordare i fatti del luglio 1960, quando la città della Lanterna si ribellò al congresso del Movimento sociale che doveva tenersi proprio a Genova: forse il primo incontro più consapevole di Gino con la politica.
Paoli ha scritto canzoni che resteranno nel patrimonio della musica leggera non solo italiana (“Senza fine”, il ritratto di Ornella Vanoni dopo il primo incontro, ha fatto il giro del mondo e figura nel repertorio di molte orchestre). Ha superato la boa dei cinque decenni passati sui palcoscenici e nelle sale d’incisione. Ha partecipato per scelta solo a cinque Festival di Sanremo (1961 con “Un uomo vivo” in coppia con Tony Dallara, 1964 con “Ieri ho incontrato mia madre” cantata con Antonio Prieto, 1966 con la “La carta vincente” cantata con Ricardo, 1989 con “Questa voltano” e nel 2002 con “Un altro amore” classificatasi al terzo posto). E due volte ci è andato solo per fare un piacere a due amici: Adriano Aragozzini nel 1989, Pippo Baudo nel 2002 (eh sì, non sa dire di no agli amici). Ma nel 2004 ha vinto il Premio alla carriera che gli è stato consegnato sul palco dell’Ariston senza dargli nemmeno il microfono per dire due parole, e nel Festival precedente aveva fatto parte della “giuria di qualità”. Nel 2009 è tornato a Sanremo per duettare con Malika Ayane e farle da “padrino”.
Paoli come interprete ci ha fatto conoscere le canzoni di Manuel Serrat, Jacques Brel (la splendida “Non andare via” è la traduzione di “Ne me quitte pas”), Piero Ciampi, Leo Ferré (“Col tempo” è la versione di “Avec les temps”), Alain Barrière, Pablo Milanes e Charles Aznavour (“Devi sapere”). Quelle di Georges Brassens non le mai incise, anche se il cantastorie francese è stato il suo primo ispiratore e Paoli, adesso che si è tolto le lenti, gli assomiglia perfino un po’ con gli stessi baffi bianchi. Ha aiutato a muovere i primi passi canori a Luigi Tenco, Lucio Dalla, Fabrizio De André e Zucchero, tra gli altri. Ha dato una mano a Umberto Bindi, mentre l’Italia bacchettona e omofoba cercava – come poi è avvenuto – di buttare nel cestino l’autore di “Il nostro concerto” perché non celava di essere gay.
Quando ha festeggiato le quattro decadi di carriera, si è esibito al Teatro dell’Opera di Roma rompendo la sacralità di quel luogo destinato solo alla musica colta. Per l’occasione, era accompagnato da un’orchestra sinfonica che poi lo ha seguito in un giro di concerti. Possiede anche alcuni record curiosi: ha fatto il primo videoclip a colori italiano con “La gatta” (1961, regia di Vito Molinari) e ha inciso nel 1965 il primo 33 giro “live” per la Rca (“Gino Paoli allo Studio A”). Ha scritto canzoni per il film “Prima della rivoluzione” (1964) di Bernardo Bertolucci (“Vivere ancora”, piccolo gioiello, viene da lì), per lo spettacolo teatrale “Emmetì” (1966) di Luigi Squarzina e per alcuni film interpretati da Stefania Sandrelli (“Una lunga storia d’amore” ha questa genesi, è stata scritta infatti per “Una donna allo specchio”, film del 1984). Tra i primi arrangiatori dei suoi dischi ha avuto perfino il maestro Ennio Morricone, premio Oscar alla carriera, che rimase subito colpito dalla genialità di alcuni testi che rivoluzionavano lo stile della canzone e della musica leggera italiana. E tra le curiosità c’è anche un “musicarello” datato 1965, “Questo pazzo, pazzo mondo della canzone” (regia di Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi), dove Paoli canta “Vivere ancora” e Luigi Tenco “Io lo so già”. E bisogna ricordare una canzone come “Coppi” (1988), dedicata a Fausto Coppi, il mito dello sport a due ruote.
Cos’altro chiedere alla carriera, per chi ha iniziato come pittore e disegnatore pubblicitario tra i carruggi di Genova (tra Pegli, Boccadasse e la Foce non poteva che nascere “Sassi”) e in seguito si è trovato a fare il capostipite dei cantautori genovesi pur essendo nato a Monfalcone (1934) e trapiantato in fasce nel capoluogo ligure? La canzone è stata per Paoli la maniera di esprimere desideri, domande, melanconie, emozioni, ribellioni e chiedersi dei perché. Lui ha usato le canzoni per comunicare. Lo ha fatto per caso, come gli amici di gioventù che poi avrebbero scelto la stessa via artistica (Bindi, l’unico musicista convinto, Lauzi, Tenco, De André). Paoli, all’inizio, lo ha raccontato tante volte, scelse di cantare e comporre canzoni solo perché lo pagavano meglio che come grafico (occupazione che non ha lasciato di fronte ai primi successi che riteneva potessero essere effimeri). Solo in seguito ha scoperto che quello era il suo mestiere. Poi, ancora, ha regalato canzoni agli altri come fossero degli utensili. E noi continuiamo a usarle e a canticchiarle. Ci fanno compagnia.
Genovese al cento per cento, malgrado sia nato a Monfalcone, Friuli Venezia Giulia, da padre toscano, ingegnere navale (da cui ha ereditato una piccola tenuta dalle parti di Bolgheri dove gli piace passare molto tempo occupandosi della campagna e della produzione di olio) e madre giuliana. Molti dei suoi congiunti furono coinvolti nell’esodo dalla Dalmazia dell’immediato dopoguerra e alcuni persero la vita durante le operazioni di pulizia etnica (le foibe) compiute dai reparti militari jugoslavi. Da qui la scelta di Aldo e Rina, i genitori di Paoli, di trasferirsi a Genova, nel quartiere di Pegli, in via Vespucci 31.
Ha raccontato a questo proposito Paoli, che ha preso il nome dal nonno Gino: «Mio padre, figlio di un operaio analfabeta delle ferriere di Piombino, aveva fatto l’accademia di Livorno ed era arrivato ai cantieri di Monfalcone come ingegnere navale. Là aveva sposato mia madre, che invece veniva da una famiglia benestante, i Rossi. Io sono nato nel 1934 e ho vissuto i primi mesi a Monfalcone, poi ci siamo trasferiti a Genova. Dieci anni dopo, parte della famiglia di mia madre morì infoibata. I miei parenti non erano militanti fascisti, erano persone perbene, pacifiche. Ma la caccia all’italiano faceva parte della strategia di Tito, che voleva annettersi Trieste e Monfalcone. I partigiani titini, appoggiati dai partigiani comunisti italiani, vennero a prenderli di notte: un colpo alla nuca, poi giù nelle foibe. Mia madre e mia zia non hanno mai perdonato. Mi ricordavano spesso i nomi dei loro cari spariti in quel modo, senza lasciare dietro di sé un corpo, una tomba, una memoria. Peggio: una memoria negata. Per questo mia zia odiava gli jugoslavi; e per me è stata una bella sorpresa, da adulto, andare per la prima volta in Jugoslavia e scoprire che non erano affatto tutti così. E’ la guerra che rende l’uomo atroce; per questo io odio la guerra. Una parte della nostra famiglia è finita nelle foibe e di queste cose per decenni non si è parlato. E la sinistra porta una responsabilità culturale, perché il partito doveva coprire la connivenza dei partigiani rossi con la strategia di Tito. Vedrai che ci vorrà un altro mezzo secolo perché le passioni si spengano e se ne parli liberamente. Atrocità hanno commesso anche gli alleati che risalivano l’Italia. Le truppe d’assalto avevano il diritto, riconosciuto per iscritto, di saccheggiare e stuprare: e le truppe d’assalto erano per gli americani i neri, per i francesi i marocchini, per gli inglesi gli indiani. Le conseguenze le hanno patite le donne italiane, finché queste truppe non si sono attendate al Tombolo, in Toscana, in un accampamento frequentato da femmine alla disperata ricerca di cibo, finché non sono arrivati gli americani ad arrestare tutti. Io stesso dovetti scendere dal treno che ci riportava a Genova e passare tra le macerie di Recco distrutta dal bombardamento alleato – non avevo ancora dieci anni – camminando tra due pile di cadaveri. E’ un ricordo indelebile» (intervista al “Corriere della Sera”, 21 dicembre 2005).
E sempre a proposito di Monfalcone, quando quel Comune lo ha premiato nel corso di una manifestazione nell’ottobre 2009, Paoli ha dichiarato: «Il mio sogno? Trasformare la storica residenza della mia famiglia monfalconese, in via Roma 40, in una Casa della musica. Strappare quell’edificio al degrado e all’abbandono e farne un luogo di cultura per tutti. Potrei fare da testimonial e promuoverla in giro per l’Italia, perché io, Monfalcone, me la porto dentro sempre, da tutta la vita». Quanto ad essere l’unico sopravvissuto della sua famiglia d’origine, Gino ha usato parole piene di significato: «Un uomo non diventa un uomo se non quando muore suo padre. E’ stato quando ho saputo che se ne era andato, che me ne sono accorto. Sono rimasto l’ultimo della fila. Mi volto indietro e non c’è più nessuno. La sensazione di avere le spalle scoperte ha cambiato davvero qualcosa nella mia testa».
Paoli va a vivere da solo a diciotto anni. Non ama gli studi, a differenza del fratello Guido che diventerà un fisico affermato dopo aver tentato di fare il musicista. Gino vuole fare il pittore, un po’ più tardi trova lavoro come grafico. Ma ha amici come lui che vogliono esprimere le proprie idee e che ha un certo punto scelgono il linguaggio della musica: Luigi Tenco, Bruno Lauzi, Fabrizio De André, Umberto Bindi, Joe Sentieri, Giorgio Calabrese, i fratelli Gian Piero e Gianfranco Reverberi. E saranno proprio quest’ultimi a portare Paoli a Milano per una audizione alla Ricordi. Con la direzione artistica di Nanni Ricordi, Gino realizza i primi 45 giri nel 1959 (“La tua mano”, “Non occupatemi il telefono”, “Senza parole”, “Sassi”). Non hanno grande riscontro. Il paroliere Mogol gli fa da prestanome perché Paoli non è ancora iscritto alla Siae, la Società degli autori. La svolta arriva quanto Mina decide di interpretare quel capolavoro che è “Il cielo in una stanza”. E’ così ottiene la prima rivincita, dopo che in molti gli avevano detto che le sue non erano canzoni.
Quando Nanni Ricordi passa alla casa discografica Rca, si porta dietro Paoli che nel 1963 incide “Sapore di sale” e poi “Che cosa c’è”. Nel 1961 aveva scritto, dedicandola a Ornella Vanoni, “Senza fine”. Ma il successo non è solo rose e fiori. Paoli pensa di avere conquistato tutto, per questo tenta il suicidio nel 1963, proprio quando è al massimo della popolarità. E’ subito dopo che scrive “Sapore di sale”.
Certo, ci sono stati altri momenti di crisi. Come alla vigilia del 1968, quando le canzoni di Paoli – anche per colpa di un suo sbandamento esistenziale – non incrociavano il gusto del pubblico, le sensibilità politiche del momento e lui si acconciò per qualche tempo a fare l’oste a Levanto. O come quando le case discografiche gli proponevano di incidere solo i vecchi successi degli anni Sessanta e Paoli rifiutò per orgoglio, convinzione e perché sapeva che alla lunga avrebbe vinto lui. C’è stato infine il primo grande ritorno, prima in una serata al Pincio, a Roma, nel 1975 come ospite d’onore della festa dei giovani comunisti organizzata da Gianni Borgna, Goffredo Bettini e Walter Veltroni. Poi ancora in una esibizione con Ornella Vanoni nel Festival dell’Unità di Roma del 1984, a cui seguirono una fortunatissima tournée e un disco da collezionisti (“Insieme”). Sulla pista del Velodromo che aveva ospitato le Olimpiadi del 1960, Gino cantò qualche pezzo con la Vanoni, poi prese il microfono da solo e disse: «Ho dei pezzi nuovi che non mi fanno incidere. Ve ne canto due». Erano: “Averti addosso” e “Una lunga storia d’amore”
Dopo alcuni anni di silenzio, Paoli era già tornato sulle scene nel 1971 con una trilogia di album incisi per la Durium: “Le due facce dell’amore”, “Rileggendo vecchie lettere d’amore”, “Amare per vivere”. In quei primi anni Settanta, Paoli si afferma anche come editore musicale grazie all’acquisizione dei diritti dei successi dei Bee Gees. Il riscontro di critica lo spingerà successivamente a pubblicare altri 33 giri: “I semafori rossi non sono Dio”, “Ciao, salutime un po’ Zena”, “Il mio mestiere” (33 giri doppio, mai rieditato purtroppo in cd) e “Ha tutte le carte in regola” con pezzi di Piero Ciampi.
Dall’esibizione al Velodromo di Roma nel 1984 e dalla successiva tournée con la Vanoni in avanti, Paoli è restato sul piedistallo e non l’ha più abbandonato. Ha inciso dischi ogni volta che gli è venuta la giusta ispirazione, è tornato in hit parade nel 1991 (“Quattro amici al bar”), ha tenuto innumerevoli concerti, ha partecipato alle trasmissioni televisive che gli pareva. Poi una nuova tournée nel 2005, ancora con la Vanoni per ricantare l’amore e lanciare il disco “Ti ricordi? No, non mi ricordo” (preziosa nel cd la collaborazione di Sergio Bardotti, un grande della canzone che non ce più).
Nella vita personale la fortuna è stata eguale. Paoli si è accompagnato con alcune delle donne più belle degli anni Sessanta. Si è avvicinato alla morte sparandosi una pallottola che è rimasta a fargli compagnia tuttora a pochi centimetri dal cuore. Si è sposato due volte (con Anna Fabbri e Paola Penzo che gli sta vicino da oltre trent’anni, anche se il primo incontro risale alla fine degli anni Sessanta, a cui ha dedicato nel 1988 quella inimitabile dichiarazione d’amore che è “Questione di sopravvivenza”) e ha avuto quattro figli. Giovanni con la prima moglie, Amanda con Stefania Sandrelli (Giovanni e Amanda hanno vissuto da bambini per qualche anno insieme), Nicolò e Tommaso dalla seconda moglie (in “Cosa farò da grande”, Gino dichiara di essere più sprovveduto dei suoi figli di fronte alla vita). Da parecchi anni è diventato nonno e ha sempre dichiarato che la sua famiglia è composta da tutte le persone che ha amato e che ama perché gli amori non finiscono mai, semmai si trasformano (di solito, forse per ribadirlo, indossa due o tre fedi nella mano sinistra).
Paoli, dopo cinquant’anni di carriera (il doppio cd “Senza fine” inciso per l’occasione nel 2009 reca un interessante dvd: non stralci di vecchie interviste o di concerti rimontati ma la famiglia ristretta chiamata a dire la sua insieme alla famiglia allargata: la moglie Paola Penzo e i quattro figli, Zucchero, Renzo Piano, Gianni Borgna, Ornella Vanoni), espone il viso segnato dalle rughe che sanno di vita vissuta e di lupo di mare (il mare è sempre presente nelle sue canzoni). Ora è un artista che ha fatto pace con se stesso, oltre che con l’amore, le donne e la quotidianità ma sa graffiare ancora come i gatti che ama. Per questo, si è concesso il ritorno sulle scene con Ornella Vanoni. E’ la conferma dell’amicizia e della stima rinnovatesi a due decenni di distanza dalla prima tournée. Si sono amati all’inizio degli anni Sessanta, in seguito si sono detestati, poi c’è stato un percorso che ha elaborato la separazione e li ha fatti rincontrare. «Il fatto che noi per molto tempo non ci fossimo frequentati, non ci fossimo visti, non ci fossimo parlati ci procurò un danno», ha raccontato Ornella.
Guai, però, a pensare che Paoli abbia rinunciato alla sua vena contestatrice. Basta ascoltare “Se”, il cd uscito nel 2002, per rendersene conto. “Niente di nuovo a Est” e “Se la storia siamo noi” – o “Matto e vigliacco”, cd di qualche anno prima – sono canzoni contro la guerra, tutte le guerre, quelle giuste e quelle ingiuste, e contro chi non pensa con la propria testa. E, naturalmente, ci sono state altre canzoni d’amore. Anche queste, come sempre, non banali. Per Paoli, l’amore assomiglia a un teorema privo di soluzione: è vetrina di sentimenti e emozioni, uguaglianza e non possesso, condivisione e non solo progetto, confidenza e passione assieme. Per questo, può durare un giorno, un mese, un anno o tutta la vita come canta nell’ultimo disco con la Vanoni (“Io non t’amerò per sempre” è una bizzarra e assai sincera dichiarazione d’amore). Per questa originalità, Gianni Borgna (autore nel 2005 del libro “Gino Paoli. Una lunga storia d’amore” dove ha raccolto i testi delle canzoni di Paoli accanto a un dvd) lo ha definito «L’Ungaretti della canzone italiana».
Gino non ha mai nascosto una certa venerazione per alcuni poeti, liguri soprattutto: Eugenio Montale, Edoardo Firpo, Giorgio Caproni. Una volta gli hanno fatto incontrare a sorpresa Caproni, genovese di adozione come Paoli, in una “Domenica in” condotta da Mino Damato e lui non ha saputo trattenere l’emozione. Attenzione però a dirgli che poesia e canzone sono la stessa cosa. Ha dichiarato Gino: «Caproni, Sbarbaro e Montale. Nel 1961 feci uno spettacolo con un attore che recitava le loro poesie. Oggi nessuno legge più. Sono convinto che la poesia debba essere divulgata e che la canzone può mettersi al servizio della poesia. Allora sì che il collegamento poesia e canzone diventa un fatto generoso e bello. Per esempio, accosterei la mia “Sassi” con “La casa dei doganieri” di Montale. Con Leopardi mi sentirei più imbarazzato».
La coerenza dello stile e dell’immaginario di Paoli (la parola “coerenza”non gli piace ma in questo caso è quella giusta) lo si ritrova proprio in “Ti ricordi? No, non mi ricordo”, il disco inciso per l’appunto con la Vanoni. In tempi di nuove guerre e nuovi terrorismi (l’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001), la scommessa era tornare a parlare di amore tra uomini e donne, tra persone che dialogano con altre persone e con la realtà che le circonda pensando che “se il mondo fosse simile a te – come recita una canzone del cd tradotta da testo e musica dei brasiliani De Moraes e Jobim – ci starei meglio, si correrebbe di meno, si guarderebbe più il cielo…”. Tra le canzoni di quel cd (c’è una versione in dvd di un concerto di Paoli e Vanoni tenuto ad Assisi), spiccano “Fingere di te”, “Boccadasse” (località genovese dove Gino viveva su una mitica terrazza in compagnia della famosa gatta della canzone), “Una parola”. Disco e tournée, in quel caso, sono stati anche la maniera giusta di festeggiare due compleanni numero settanta (Ornella è nata il 22 settembre 1934, Gino il giorno dopo dello stesso anno: un segno del destino). Paoli e Vanoni, per l’occasione, si sono pure raccontati in un libro-conversazione con Enrico de Angelis (“Noi due, una lunga storia”, Mondatori, 2004). E tra i libri dedicati a Gino bisogna ricordare: “Paoli, sapore di note”, scritto in collaborazione con il figlio Giovanni (Editori Laterza, 2005), “Il mio fantasma blu” dove Paoli conversa con Cesare G. Romana e Liliana Valvassori (Sperling & Kupfer editori, 1996) e quello scritto dall’amico di sempre Arnaldo Bagnasco, genovese pure lui, “Paoli” (Franco Muzzio Editore, 1989).
Dove sta il segreto di Gino Paoli? L’uomo e il cantante non sono facili al primo impatto. Lui è consapevole che gli hanno cucito addosso per tanti anni la fama di scontroso e irritabile (un po’ lunatico di sicuro lo è, almeno come tutti i liguri, anche quelli di adozione). Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, al Cantagiro del 1963 a Salerno, per reazione a qualcosa che non gli era piaciuta nel comportamento del pubblico cantò quasi interamente voltandogli le spalle al pubblico. Il 26 settembre 2004, tre giorni dopo il suo settantesimo compleanno, Paoli ha scritto sul suo sito internet: “L’affetto che ho sentito venire verso di me in quest’occasione mi ha stupito (in fondo mi considero un antipatico e polemico rompicoglioni) e mi ha fatto sentire al caldo. Grazie a tutti”.
L’uomo, checché se ne dica, si è sempre concesso agli altri quando c’era una giusta causa da difendere, anche se a lui non piacciono le bandiere e le verità di una parte sola. Ha aiutato Emergency di Gino Strada, ha cantato contro l’embargo economico a Cuba, ha organizzato concerti per la popolazione colpita da un’alluvione a Stava, è stato testimonial di una campagna contro le mine da guerra. Lo ha sempre fatto con parsimonia, discrezione, contro le mode, fuori dai branchi che non frequenta.
Poche volte ha pure fatto l’opinion maker, come nel 1991 quando “L’Espresso” gli dedicò la copertina con il titolo “L’amore al tempo di Andreotti” e l’occhiello: “Sorpresa d’agosto. L’Italia del malessere canta Gino Paoli. Perché?” (era l’anno dell’exploit di “Quattro amici al bar”). L’autore del reportage era Ferdinando Ador nato, che voleva capire perché nell’Italia che cambiava solo due persone non avevano abdicato: Giulio Andreotti nella politica e Gino Paoli nella musica. Tre decenni dopo, con un ribaltone, Adornato è diventato prima deputato di Forza Italia e poi dell’Udc, Andreotti vive nell’ombra mentre Paoli è ancora lì in prima fila a dimostrare che ha sette vite, come gli amati gatti che per lui sono gli animali più liberi che ci siano. L’autore di “Il cielo in una stanza”, “Che cosa c’è”, “Sapore di sale” appartiene ormai alla storia d’Italia, alla traiettoria degli italici sentimenti e costumi nazionali.
La spiegazione della durata artistica di Paoli sta nel suo stile, rimasto uguale negli anni, capace di rinnovarsi nelle sonorità e negli arrangiamenti grazie a raffinati collaboratori in epoche diverse come Michele Torpedine, Beppe Vessicchio e gli inseparabili Adriano Pennino e Aldo Mercurio che suonano con lui da un numero imprecisato di anni. Una canzone di Paoli, il buon intenditore, sa riconoscerla dal giro armonico, dalla costruzione musicale, dalle parole che esprimono un immaginario preciso. Per questo, non si contano più le generazioni che si sono innamorate, divorziate, riconciliate e arrabbiate con le sue canzoni.
Di Umberto Bindi dice “era un grandissimo musicista”, di Bruno Lauzi “la pensavamo all’opposto ma la nostra amicizia non si è mai interrotta: lui era un uomo coraggioso, mi manca”. Proprio su Lauzi resta memorabile il passaggio di una intervista: «Quando Lauzi sostiene d’essere stato dimenticato dal Premio Tenco perché vota a destra dice la verità. Prova ne è che litigai con gli organizzatori perché non volevano saperne di dare il premio alla carriera a Charles Trenet. Mi dissero che era impossibile perché Trenet aveva sostenuto il governo di Vichy. Eppure lui era e resterà il numero uno del cantautorato, il massimo assoluto per parole e musica. Meglio di Brassens e di Cole Porter. E’ come non leggere “Viaggio alla fine della notte” di Céline, opera fondamentale della letteratura moderna, perché era fascista. A me che uno sia comunista o musulmano della jihad non importa: mi interessa l’opera» (“Corriere della Sera”, 28 ottobre 2001). Di Luigi Tenco ha il rammarico della rottura di una amicizia importante per «questioni di donne» prima del suicidio del 1967 (con Lauzi, Tenco e altri due amici avevano formato da ragazzi la band “I diavoli del rock’n’roll”). Ha definito “Sassi” la sua più bella canzone. Ha spiegato il proprio metodo di lavoro: «Butto via molto, parole e musica non devono mai concludersi nella costruzione ma devono lasciare soluzioni aperte». Ha raccontato della scoperta della musica di George Brassens a metà degli anni Cinquanta, dell’ammirazione per Jacques Brel, della conquista di una maggiore teatralità a cui ha contribuito l’esecuzione di “Albergo a ore”. Ha precisato che il suo rapporto con il pubblico è una sorta di coito: «Io devo conquistarlo, lui deve conquistarmi. Il rapporto muta ogni sera». Ha detto che nel 1968 aveva deciso di smettere e si era ritirato a Levanto, dove faceva l’oste e invitava molti amici a suonare nel suo locale: non gli piaceva il periodo nel quale dominava la canzone politica simile a un inno. Lui preferiva fare politica cantando in modo originale di un amore o del rapporto egualitario tra uomo e donna, tanto tutti sapevano che era di sinistra.
Paoli ha inoltre rivelato che l’armonica che compare in “Il cielo in una stanza” l’aveva suonata al matrimonio di suo nonno Gino, anarchico che si era fatto convincere in tarda età a salire su un altare: “Quella canzone è la celebrazione di un rito, di un officio, di qualcosa di sacro come è fare l’amore. Il riferimento all’armonica ci stava bene”. Il concetto è stato ripreso in “Il cielo in una stanza”. Ha affermato di considerare “Imagine” di John Lennon la più bella canzone mai scritta, di essere soddisfatto della sua traduzione del testo quando l’ha inserita nel proprio cd “Appropriazione indebita” (1996). Si è intanto tolto un altro sfizio: canta “Il cielo in una stanza” in duetto con Carla Bruni, alias madame Sarkozy, nel doppio cd “Senza fine”.
All’inizio del 2009 è uscito “Storie” con dodici pezzi, in cui spiccano “Il nome”, “La chiave”, “La falena”, “L’uomo che vendeva domande”, “La signora e Mauri” dedicata a un caro amico scomparso, l’inventore e primo animatore del suo sito ufficiale su internet. Un pezzo di questo cd, “Il pettirosso”, ha fatto ingiustamente scandalo. Nella canzone si racconta di una bambina di undici anni, violentata da un uomo più anziano. Lui, alla fine, muore e lei ne prova pietà. La Commissione parlamentare bicamerale per l’infanzia, presieduta da Alessandra Mussolini, aveva deciso addirittura di ascoltare come “imputato” Paoli nell’ambito di un’indagine conoscitiva. Gino non ha risposto all’invito della Commissione. Si è limitato a far sapere che il testo è chiaro e non ha bisogno di ulteriori approfondimenti. Ai giornalisti aveva spiegato che la canzone parla di «umanità, una parola importante da capire, la scopre solo il bambino che non ha sovrastrutture». In un’intervista al quotidiano cattolico Avvenire, organo della Conferenza episcopale italiana, aveva dichiarato: «Davanti al vecchio pazzo che dopo la violenza le muore sotto gli occhi, esercita quella pietas cristiana di cui invece la società nella sua spasmodica ricerca del mostro ha perso traccia».
Si può chiudere questo ritratto con le parole dello stesso Paoli che lo descrivono meglio di qualunque altro: «Non ho mai vissuto o agito in maniera diversa da quello che sentivo. La mia carriera di cantautore è stata una battaglia dall’inizio alla fine, nel senso che non ho mai concesso niente, non mi sono mai venduto, non ho mai tentato di avere qualcosa che non mi spettasse, non ho mai cercato di ottenere qualcosa con altri mezzi se non con ciò che scrivevo e cantavo, neanche un sorriso facevo per paura che sembrasse una maniera per vendermi. Io voglio esere amato per quello che sono, non per quello che sembro» (dal libro “Noi due, una lunga storia”, 2004).
Questa onestà umana e artistica dev’essere arrivata al pubblico, a quello che lo segue da mezzo secolo e a quello che si è rinnovato di generazione in generazione. Il pubblico lo ama come si amano i grandi artisti che fanno epoca.

di Aldo Garzia


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mercoledì 1 dicembre 2010

Nomadi



2010
Il 2010 si apre con l 'annuale appuntamento del "NOMADINCONTRO-TRIBUTO AD AUGUSTO", giunto alla XVIII edizione: numerosi i Fans che hanno raggiunto Novellara per assistere agli eventi della manifestazione e condividere le emozioni dei due concerti dei Nomadi tenutosi al Teatro Tenda. Il "XVIII Tributo ad Augusto è stato assegnato a Zucchero "Sugar" Fornaciari.
Un 'altra avventura per i Nomadi: nel mese di febbraio hanno accompagnato Irene Fornaciari al 60° Festival di Sanremo riscuotendo grande successo di critica e consensi.
Il Nomadincontro ha dato il via alla stagione concerti, che proseguirà fino a settembre, alternandosi con il lavoro in sala di incisione per un nuovo disco in "cantiere". Martino Corti (giovane cantautore prodotto da Mara Maionchi e Alberto Salerno) aprirà i concerti dei Nomadi turante tutto il Tour Estivo.
In questo tour i Nomadi percorreranno tutta la loro carriera pizzicando qua e là nel loro repertorio dagli inizi ad oggi, fra i brani in scaletta: "Io vagabondo", "Dio è morto", "Marinaio di vent'anni", "Lontano", "Sangue al cuore", "La libertà di volare", "Lo specchio ti riflette", "Io voglio vivere", ""Storie di mare".
Il 26 ottobre esce il nuovo disco "Raccontiraccolti" 11 cover di grandi artisti italiani riarrangiati e reinterpretati dai Nomadi e un brano "Due re senza corona" caro ai Nomadi.
A novembre inizia il nuovo tour che li vede impegnati il 16 novembre a Firenze, il 18 a Roma e il 20 a Torino.
2009
Il 3 aprile esce il nuovo album dei Nomadi "Allo Specchio", 11 brani inediti tra cui un duetto con Jarabe de Palo ("Lo specchio ti riflette (El espejo te delata)".
Il 14 e 15 febbraio si è tenuta la diciassettesima edizione di "NOMADINCONTRO" durante la quale è stato consegnato il "Tributo ad Augusto"a Giusy Ferreri, mentre ha ricevuto il tributo speciale "Augusto Daolio" Luciano Ligabue per il suo impegno umanitario nel 2008. È stata, inoltre, consegnata una targa come "Amico Nomadi" a Neri Marcorè.
Continuano nel 2009 le iniziative di solidarietà nei confronti del Madagascar.

2008
Il 2008 è un anno molto importante: ricorre il 45° compleanno dei Nomadi che saranno festeggiati il 20,21 e 22 giugno a Folgaria (TN) con una “tre giorni non stop” di musica, cultura, divertimento e due concerti dei Nomadi con la Omnia Symphony Orchestra diretta dal Maestro Bruno Santori.
Nel mese di febbraio si è svolto l’annuale Nomadincontro ­ Tributo ad Augusto giunto alla sua XVI edizione: quest’anno il Tributo è stato assegnato a Roberto Vecchioni; il riconoscimento “Nomade dell’anno” è invece stato consegnato direttamente da Beppe Carletti alla famiglia di Giovanni Pezzullo, il maresciallo italiano ucciso in un agguato in Afganistan il 13 febbraio 2008.
Il Nomadincontro è stata poi l’occasione per ufficializzare la partecipazione dei Nomadi, come ospiti a Sanremo, in duetto con Gianluca Grignani: domenica 17 febbraio, inoltre, sul palco del Nomadincontro, all’ artista è stato consegnato il premio “Uno come noi”.
Il calendario concerti è fissato fino a fine settembre.
2007
La stagione dei concerti 2007 inizia a febbraio con il Nomadincontro ­ XV Tributo ad Augusto, tre giorni di musica, cultura e sport: il 18 febbraio Augusto avrebbe compiuto 60 anni. L’edizione 2007 del Nomadincontro è stata molto speciale a partire dalla grande affluenza di pubblico (10.000 presenze), il Tributo ad Augusto è stato moltiplicato per tre: a Samuele Bersani il Tributo per la musica, a Giorgio Panariello quello per il Teatro e a Julio Gonzales (Vicenza Calcio) per lo sport. Sono numerosi in concerti già in tabellone, che toccheranno ogni parte d’Italia, e un grande progetto: il 12 ottobre è uscito un doppio cd e dvd live (registrato ad aprile con la Omnia Symphony Orchestra diretta dal Maestro Bruno Santori) già disco di Platino. Il 10 novembre i Nomadi hanno iniziato il Tour Teatrale che toccherà alcuni fra i più suggestivi teatri delle provincie Italiane.
2006
A Gennaio Beppe si è recato a Meulabho (Sumatra - Indonesia) per vedere il termine lavori della costruzione del Centro Medico realizzato in collaborazione con Ecpat, Rock no War, Croce Verde di Reggio Emilia.
17-18-19 Febbraio a Novellara si è tenuto il Nomadincontro - XIV Tributo ad Augusto, il premio XIV TRIBUTO AD AUGUSTO 2006 è stato assegnato a FRANCESCO RENGA, per l'Associazione creata dal monaco Massimo Stordi a favore dell'istruzione del giovane Lama Gomo Tulku, di cui Massimo è tutore, che vive a Sera Je e che diventerà Maestro dei bambini che là crescono e studiano.
I Nomadi hanno partecipato al 56° Festival di Sanremo, con il brano "Dove si va" classificandosi primi nella categoria gruppi e ricevendo il premio "sala stampa radio e tv".
Il 28 Febbraio contemporaneamente alla partecipazione dei Nomadi al Festival di Sanremo, è stato pubblicato il loro nuovo album di inediti "CON ME O CONTRO DI ME" ai primi posti nelle classifiche di vendita.



2005
Il 12 e 13 Febbraio doppio concerto a Novellara (RE) in occasione del Nomadincontro: il Premio "Tributo ad Augusto" è stato assegnato ad Elisa (per la collaborazione con ECPAT) mentre il Premio Nomade dell'Anno ad Andrea Muccioli.
La manifestazione ha dato il via ad una stagione ricca di concerti, oltre 130. Beppe Carletti è stato nominato Cavaliere della Repubblica da C.A. Ciampi. A marzo un Concerto benefico a Cesena (i cosi sono stati sostenuti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena e dalla Cassa di Risparmio di Cesena e con il Patrocinio del Comune di Cesena e dalla Provincia di Forlì Cesena) ha permesso di raccogliere fondi da utilizzare per la costruzione di un Centro Medico a Meulaboh / Sumatra (Indonesia) devastata dallo tsunami il 26/12/04.
L'album 'CORPO ESTRANEO' conquista il doppio disco di platino.



2004
A febbraio 2004 inizia il Tour con l'Assegnazione del XII Tributo ad Augusto Daolio a Paolo Belli alla presenza di 10.000 spettatori oltre al nuovo premio "Nomade dell'anno" assegnato a Gabriella Simoni.
Un anno veramente importante per la band che ha ottenuto il record di presenze: oltre 150 concerti con una media di 3000 presenze per concerto, i concerti ad ingresso libero hanno riscontrato una affluenza di 25.000 persone cadauno.
Dopo Nomadi 40 continua il successo discografico con un altro doppio disco di platino della raccolta della E.M.I. E' un momento felice dei Nomadi, un percorso artistico che abbraccia 4 generazioni.
Il 29 ottobre esce il nuovo cd "CORPO ESTRANEO" con 11 inediti, già prima della pubblicazione ruota un grande interesse intorno all'evento: (dalle prenotazioni è già disco di platino), entra al 4° posto nella classifica degli dischi più venduti e rimane per diverse settimane nella Top20.



2003
Quest'anno i Nomadi hanno festeggiato i 40 anni di musica!
Nel mese di gennaio Beppe Carletti insieme a Massimo Cotto e Marco Scarpati è andato in Vietnam, ad Ho Chi Minh City, per visitare il Centro che aiuta le bambine vittime dello sfruttamento sessuale. Il Centro sta operando grazie al sostegno di tutti i Fans e Fans Club dei Nomadi che nel corso del 2002 si sono impegnati per raccogliere, attraverso le loro attività, i fondi necessari alla campagna lanciata a gennaio 2002 e realizzata con le Associazioni Afesip e Ecpat.
A febbraio il NOMADINCONTRO - XI Tributo ad Augusto
A maggio uscita del BEST "NOMADI 40". Il 13-14-15 giugno a Riccione i NOMADI Festeggiano i 40 anni con tre concerti, tante iniziative e la presenza di oltre 60.000 persone.
Dopo 15 settimane "NOMADI '40" è ancora nelle vette della classifica e ottiene il doppio Disco di Platino.



2002
Il 7 gennaio Beppe Carletti parte per la Cambogia, meta del viaggio: inaugurazione della casa di Battambang che ospiterà bambini portatori di handicap causati dalla mine. La casa è stata costruita nel corso del 2001, attraverso la campagna "Nomadi for Cambogia" , grazie all'intraprendenza dei fans, dei fans club dei Nomadi e alle partite della "Nomadi Calcio Fans Club" contro la squadra delle soap "Vivere e Centovetrine" e "Juventus Calcio Fans Club". I NOMADI hanno inoltre iniziato una nuova campagna di solidarietà insieme a AFESIP (agir puor les femmes en situation prècaire) e ECPAT (end child prostitution, pornography and trafficking) per sostenere un centro che aiuta le bambine vittime dello sfruttamento sessuale in Vietnam.
Il 2002 si è aperto con il "Nomadincontro - X Tributo ad Augusto Daolio" assegnato alla Nazionale Italiana Cantanti, la manifestazione ha visto oltre 12.000 presenze.
Il 19 aprile 2002 è uscito il nuovo Album dal titolo "Amore che prendi amore che dai".
E naturalmente... tanti concerti!



2001
L'anno inizia con il viaggio di Beppe Carletti in Cambogia, dove, accompagnato dall'Avvocato reggiano Marco Scarpati, visita alcuni centri del CIAI (centro italiano aiuti all'infanzia). Durante il soggiorno e dopo la visita all'ospedale di Emergency a Battambang, nasce l'idea della campagna "Nomadi for Cambogia" per la costruzione di una casa per bambini portatori di handicap causati dalle mine.
Il 2001 scorre scandito dai numerosi concerti in ogni parte d'Italia.



2000
Con la nuova formazione già sperimentata: Beppe Carletti (tastiere), Daniele Campani (batteria), Cico Falzone (chitarra), Danilo Sacco (voce e chitarra), Massimo Vecchi (voce e basso), Sergio Reggioli (percussioni, violino e whistle) a ottobre i Nomadi hanno pubblicato un nuovo album di inediti dal titolo LIBERI DI VOLARE.



1999
Nel mese di giugno i Nomadi partono per dell'Albania, grazie all'Ass. Rock no war, visitano alcuni campi profughi e si esibiscono in due concerti: uno ad Elbasan ed uno a Tirana.
Nel mese di ottobre durante la visita di S. S. il Dalai Lama in Italia, hanno di nuovo l'occasione di incontrarlo a S, Polo D'Enza (RE) e a Votigno di Canossa (RE) presso la Casa del Tibet.
In questo scorcio di fine millennio arrivano sul mercato CD e Home Video SOS CON RABBIA E CON AMORE, rispettivamente contenenti 15 e 20 brani, che i Nomadi presentano al pubblico e che racchiude, in un simbolico viaggio musicale, la sintesi di tante esperienze maturate in questi ultimi anni, nei frequenti viaggi a contatto con la sofferenza e la privazione di tanti popoli.
Basta sfogliare l'album, allegato all'omonimo CD musicale, per comprendere come ogni canzone è frutto emotivo di episodi e sensazioni che il tempo ha legato indissolubilmente all'anima del gruppo plasmandone personalità e coerenza.



1998

Il 1998 vede la conferma del successo dell'Album "Le strade, gli amici, il concerto" oltre 250.000 le copie vendute, ma una novità raggiungerà tutto il mondo nomade: Elisa Minari e Francesco Gualerzi lasciano, per motivi personali, il gruppo e intraprendono nuove strade.
Il cammino dei Nomadi continua e vede arrivare l'entusiasmo del reggiano MASSIMO VECCHI, al basso e voce.
La nuova formazione inizia, già da Febbraio, i lavori per un nuovo Album dal titolo "UNA STORIA DA RACCONTARE", tutto di brani inediti. L'Album uscirà a settembre 1998. Un'attenzione particolare vorremmo riservarla al brano "Le leggende di un popolo" frutto dell'esperienza del viaggio di Beppe Carletti nella riserva indiana di Rosebud nel Sud Dakota e dall'amicizia nata con il popolo Lakota, in particolare con Duane Hollow Horn Bear, guida spirituale dei Lakota. Contemporaneamente però continua l'intenso Tour che vede il gruppo in ogni angolo del nostro paese. Andrea Pozzoli saluta il gruppo e si unisce alla famiglia SERGIO REGGIOLI violino e percussioni.
Già dalla primavera i Nomadi in collaborazione con la CGD progettano l'uscita di una collana di musica etnica "A world of Nomads" così descritta da Beppe Carletti: "La collana "A world of nomads" non è altro che un lungo e insolito diario di viaggio tradotto in musica. Durante i viaggi di questi ultimi anni, in Sud Dakota, in India settentrionale, Perù, Messico, Cuba, Palestina e Marocco, ho lentamente maturato la consapevolezza dell'immenso patrimonio culturale racchiuso nella tradizione musicale di questi paesi. Per questo motivo, ho sentito la necessità di cogliere l'atmosfera dei momenti più intensi che ho vissuto, non solo per diffondere una cultura alternativa alla nostra, ma anche per custodire una tradizione che potrebbe presto essere dimenticata.
Come musicista, ho avuto la possibilità di conoscere e apprezzare numerosi artisti di grande talento; come uomo, ho constatato la drammaticità della situazione in cui questi musicisti e i popoli a cui appartengono vivono. Così, le royalties delle vendite di "A world of nomads" contribuiranno ad aiutare tutte quelle associazioni che si occupano della salvaguardia dei diritti di popoli in difficoltà. Non credo che la carità dei paesi ricchi possa salvare quelli poveri e del resto non sono certamente in grado di fornire soluzioni a squilibri politici ed economici determinati da secoli di storia, credo comunque che un progetto come "A world of nomads" sia un piccolo passo verso la scoperta e la rivalutazione di culture diverse e lontane, un modo per dare loro quella dignità che i soldi non daranno mai."
L'anno si è chiuso con oltre 150.000 copie vendute dell'album "Una storia da raccontare" una grossa soddisfazione per il gruppo.


1997
"LE STRADE, GLI AMICI, IL CONCERTO": così i Nomadi (Beppe, Cico, Daniele, Elisa, Francesco, Danilo) hanno voluto chiamare il nuovo doppio CD live, album n.23 della loro carriera, contenente 34 brani tra i più significativi del percorso musicale del gruppo. Spiccano, inoltre, le collaborazioni musicali con gli spagnoli CELTAS CORTOS, "20 de Abril" (brano inedito), con il gruppo di cornamusa bretoni BAGAD QUIMPERLE BRETAGNE, "C'è un re", "Bianchi e neri" e "Contro" e con l'arpa celtica di ANDREA POZZOLI, "Hasta siempre comandante", "Ophelia", "Il vecchio e il bambino".
E la gente ricambia questa coerenza con tanto affetto, che tradotto in cifre fa 12 dischi di platino, 150 concerti ogni anno con una media complessiva di oltre 500.000 presenze, 150 fans club sparsi per l'Italia. E poi, ad arricchire questa lunga storia c'è l'impegno umanitario, la raccolta di fondi e i numerosi viaggi dei NOMADI nelle aree critiche del mondo, come ambasciatori di pace e solidarietà. In segno di riconoscenza per tutto ciò, la UNITED ARTISTS FOR PEACE, il 20 settembre, durante il concerto di ASSISI (PG), in occasione del II° FESTIVAL PER LA PACE, ha consegnato al gruppo il premio "ARTISTI PER LA PACE 1997". Di questo concerto è stato realizzato un home video doppio con lo stesso titolo del disco "Le strade, gli amici, il concerto"
Il 1997 si è concluso con il viaggio in Chiapas, dove i Nomadi, insieme a Lorenzo Jovanotti, si sono inoltrati in quella regione del Messico per incontrare i campesinos guidati dal subcomandante Marcos. Il viaggio in Messico è stata inoltre occasione per un lungo incontro, a San Cristobal De Las Casas, con l'Arcivescovo della Diocesi Samuel Ruiz Garcia, il viaggio si è concluso con l'esibizione in due concerti: uno a Città del Messico, l'altro a Milpa Alta.
L'incontro con altri musicisti, forse lascia presagire che i NOMADI, in un futuro prossimo, saranno sempre più un circo musicale dove si ritroveranno di volta in volta Artisti più o meno noti, tutti accomunati, però, da quello che i fans simpaticamente chiamano "Spirito Nomade", una sorta di riferimento per chi con la musica ha a cuore la solidarietà e la speranza. Un' occasione di musica, quindi, questo album, ma anche un modo di proiettare
I NOMADI VERSO IL 2000 DALLA PARTE DELLA PACE.



1996
Esce l'Album "Quando ci sarai" un disco all'avanguardia in quanto a sonorità ed invenzioni musicali, ma al tempo stesso fedele alla tradizione di un gruppo, ormai "storico". Contiene 10 brani inediti. La solidarietà a favore dei bambini cubani ha portato i Nomadi a contatto con giovani musicisti della Scuola Nazionale di Musica di Cuba, che sono stati coinvolti in alcuni degli arrangiamenti presenti nell'album. E' stato realizzato, inoltre, un video clip, protagonista il brano "Quando ci sarai", tutto "made in Cuba".



1995
Questo incontro con il Dalai Lama è solo l'inizio di un rapporto destinato a durare nel tempo. E di tempo non ne passa molto prima che i Nomadi abbiano occasione di rincontrarlo, ma stavolta non in Italia, bensì in India, a Dharamshala. Nel marzo del 1995 su invito del Dalai Lama i Nomadi si sono recati in India, accompagnati da alcuni amici tra cui Fausto Pirito del GGM, Stefano Dallari della Casa del Tibet di Votigno e Massimo Stordi dell'Istituo Lama Tzong Khapa, per consegnare parte dei proventi relativi all'iniziativa discografica "Tributo ad Augusto". Esce nel luglio del '95 l'album "Lungo le vie del vento" (oltre 150.000 copie).



1994
Nel mese di maggio esce "La Settima Onda" (oltre 150.000 copie), primo album veramente senza Augusto; il disco è forte, accattivante e vicino ai temi della gente. Nel frattempo viene lanciata una campagna pro Cuba interamente dedicata alla raccolta di materiale didattico da inviare ai bambini cubani contro l'embargo americano che opprime economicamente l'isola dei Caraibi. E' il tema che domina la tournée del '94 e la raccolta si conclude con oltre 500.000 pezzi raccolti. A dicembre tutto il materiale reperito viene portato a Cuba dai Nomadi in persona ed il viaggio è anche l'occasione per far conoscere la loro musica al popolo cubano.
Sempre nel '94 i Nomadi hanno l'occasione di incontrare il Dalai Lama, premio Nobel per la Pace, in visita in Italia, in una sua tappa a Bologna.



1993
Il 1993 è il banco di prova del nuovo gruppo. Inizia tra mille trepidazioni il tour che troverà il suo culmine a Novellara, ove si svolgeranno i festeggiamenti per i 30 Anni di Nomadi e contemporaneamente l'uscita dell'album "Contro". I brani in esso contenuti sono le ultime incisioni di un disco concepito e realizzato da Augusto e i Nomadi realizzate nel febbraio-marzo '92 ed è emozionante ascoltare ancora la calda voce di Augusto con l'inserimento, dosato ed intelligente, dei nuovi elementi. Sempre del '93 è l'uscita della biografia ufficiale dei Nomadi "Il suono delle idee..1963-1993" ad opera di Davide Carletti, figlio di Beppe, edito dall'Arcana Editrice.
E' singolare come, dopo la morte di Augusto, l'affetto dei fans e degli amici del gruppo abbia portato, innanzitutto i Nomadi alla scelta di continuare il viaggio intrapreso trent'anni prima, ma soprattutto la volontà di fare parte integrante del gruppo costituendo fans club e gruppi di amici che collaborano all'attività del complesso stesso e partecipano attivamente alle iniziative di solidarietà lanciate dai Nomadi. L'affetto per i Nomadi sfocia in amore per l'uomo, in perfetta sintonia con lo spirito nomade da sempre professato dalla band.
I Nomadi durante le loro ininterrotte tournée hanno conosciuto gli Inti Illimani, ed è stata subito amicizia.
Il 1993 si chiude con un viaggio in Cile, ove tengono concerti insieme agli Inti Illimani.



1992
Entro la fine del 1992 giungerà un altro disco celebrazione, il live "Ma che film la vita" (4 dischi di platino), e sarà tra le poche consolazioni di un'annata altrimenti terribile. Il 14 maggio muore in un incidente stradale il bassista Dante Pergreffi e il 7 ottobre, dopo una breve e straziante malattia, muore Augusto Daolio. Lo choc per il complesso è tremendo e lo scoramento è tale che si prende in considerazione l'ipotesi di abbandonare tutto, di sciogliere il complesso. Incoraggiati e sollecitati con testimonianze d'affetto di ogni natura e migliaia di amici e fans, il gruppo decide per il meglio: si va avanti. Con Beppe, Daniele, Cico ed Elisa (entrata in sostituzione di Dante), il complesso riparte insieme a Danilo Sacco, voce e chitarra, e Francesco Gualerzi, voce e sax.
Come nel '63 la formazione si compone di sei elementi.



1990
Augusto, Beppe e Dante vengono affiancati da Cico Falzone alla chitarra, e Daniele Campani alla batteria. Il gruppo guadagna in entusiasmo e il sound generale risulta più fresco ed attuale. Ne è testimonianza l'album "Solo Nomadi". La storia continua nel 1991 con "Gente come noi" (disco di platino con oltre 100.000 copie vendute) e poi nel 1992 con l'antologia "Ma noi no" (ad oggi si è aggiudicata 5 dischi di platino).



1984
Dante Pergreffi sostituisce al basso Umberto Maggi



1970
Oltre che da innumerevoli lavori discografici ed alcune sostituzioni tra i componenti del gruppo, i Nomadi furono impegnati in molte trasmissioni televisive e manifestazioni canore: nel '70 parteciparono al "Disco per l'estate" con "Un pugno di sabbia", nel '71 al "Festival di Sanremo", in coppia con Mal, con "Non dimenticarti di me", ed ancora varie edizioni del "Disco per l'estate": nel '71 con "So che mi perdonerai", nel '73 con "Un giorno insieme", nel '74 con "Tutto a posto". Con il brano "Un giorno insieme" parteciparono anche al "Festivalbar" edizione '73, mentre con le canzoni "Tutto a posto" e "Voglio ridere", nel '74, parteciparono anche a "Canzonissima".



1966
L'importantissimo incontro con Dodo Veroli, amico produttore e Corrado Bacchelli. Esce il singolo "Come potete giudicar" con il quale ottengono i primi consensi del pubblico ed è grazie a Dodo che i Nomadi incontrano il giovane e sconosciuto Francesco Guccini. Da questo incontro nasce una collaborazione che porta immediatamente ad un grande risultato: "Noi non ci saremo" e "Dio è morto" e da qui ha inizio la carriera di Guccini. Apriamo una piccola parentesi portandoci per un attimo al presente, sottolineando come l'atteggiamento dei Nomadi verso giovani autori ancora sconosciuti al grande pubblico, sia ancora oggi di grande importanza. Tutti gli album della band emiliana sono costellati da brani concepiti da questo genere di collaborazioni e che sempre hanno riscosso grandi successi.



1965
Primo disco "Donna la prima donna"



1963
E' il 1963 tra Reggio Emilia e Modena, come in tante altre zone dell'Italia del dopo-boom, nascono, a ritmo frequentissimo, centinaia di gruppi musicali, accomunati dalla voglia di esprimere sensazioni, pensieri ed insoddisfazioni dei giovani della nuova generazione, la prima del dopoguerra. Tra questi anche i NOMADI. La primissima formazione era composta di sei elementi: Augusto Daolio (voce), Beppe Carletti (tastiere), Franco Midili (chitarra), Leonardo Manfredini (batteria), Gualberto Gelmini (sax), Antonio Campari (basso). Poco dopo Gelmini, Campari e Manfredini abbandonarono il gruppo, vennero sostituiti da Bila Coppellini (batteria) e Gianni Coron (basso). La formazione contava cinque elementi.


http://www.nomadi.it/?sz=2&nc=biografia





martedì 30 novembre 2010

Nek



Nek nasce a Sassuolo il 6 gennaio 1972. Il suo vero nome è Filippo Neviani ed è il secondo di due figli. Già all’età di nove anni ha i primi approcci con la chitarra dimostrando di avere una straordinaria sensibilità musicale.

1986
Forma i Winchester un duo di musica country.

1989
Diventa cantante e bassista di una rock band chiamata White Lady e scrive le prime canzoni.

1991
Si separa dal gruppo per iniziare l’avventura musicale da solista. Partecipa al Festival di Castrocaro, con un suo pezzo dal titolo Io Ti Vorrei, aggiudicandosi la finale. Nello stesso anno, con la Fonit Cetra, firma il suo primo contratto discografico per tre album.

1992
Debutta ufficialmente con l’album intitolato come il suo nome d’arte: Nek.

1993
Scrive Figli Di Chi, partecipa nelle nuove proposte del 43° Festival di San Remo classificandosi al 3° posto con il pezzo In Te che diventa il titolo del suo secondo disco.

1994
Riceve a Roma, in Campidoglio, il premio come Miglior Cantante Giovane Italiano.
Pubblica il terzo album Calore Umano.
Al Festival Italiano si classifica al 2° posto con il brano Angeli Nel Ghetto.

1995
Firma il suo secondo contratto discografico con Warner Music.

1996
Pubblica il quarto lp intitolato Lei, Gli Amici E Tutto Il Resto.
Parte il suo primo tour teatrale.

1997
È in gara fra i big al 47° Festival di Sanremo con la canzone Laura Non C’è
Viene ristampato il cd Lei, Gli Amici E Tutto Il Resto con l’inserimento della stessa Laura Non C’è più un secondo inedito dal titolo Sei Grande. Il disco conquista sei dischi di platino superando le 600.000 copie vendute in Italia.
Partecipa al Festivalbar e debutta nel mercato europeo raccogliendo critiche lusinghiere in Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Svizzera, Austria, Svezia, Belgio e Finlandia. Lei, Gli Amici E Tutto Il Resto vende 2 milioni e cinquecentomila copie in tutto il mondo.
Partenza della tournè 'Lei, Gli Amici E Tutto - Il Tour' che in una seconda parte toccherà il Sud America in concomitanza con la pubblicazione del disco Nek (versione spagnola di Lei, Gli Amici E Tutto Il Resto) in Perù, Brasile, Argentina, Colombia, Cile e Messico dove in pochi mesi sarà disco d'oro. Tutti i futuri album saranno cantati in lingua spagnola.
Scrive la colonna sonora del film Laura Non C’è. La pellicola, ispirata alla celebre canzone, viene girata a Roma e ha come attori anche diversi personaggi televisivi e un futuro grande talento del cinema italiano: Laura Chiatti. Nek compare gli ultimi cinque minuti nel ruolo di fumettista.

1998
Pubblica contemporaneamente in Europa, America Latina e Giappone il quinto album In Due (versione spagnola Entre Tu Y Yo). Triplo disco di platino in Italia. Disco di platino in Spagna, disco d’oro in Austria, Svizzera e Argentina. In Germania, Austria e Svizzera Nek è nelle prime venti posizioni della classifica con due dischi: Lei, Gli Amici…. e In Due.
Il 9 luglio riceve il premio I.F.P.I. Platinum Europe Award a Bruxelles.
Parte il suo primo tour mondiale Nek Around The World. 120 concerti nelle grandi arene e nei palasport in Europa, in Canada, in Sud America e negli Stati Uniti.
Pubblica Nek Live in Milano primo home video del concerto tenuto al teatro Smeraldo l’8 maggio 1997.
E’ Guest Presenter agli MTV Europe Music Awards.
Partecipa alla 6° edizione del Concerto di Natale in Vaticano.

2000
Pubblica in tutto il mondo il sesto album La Vita È / La Vida Es.
Parte la tournè 'La vita È Live in Tour' che si concluderà a Mosca al Cremlino. Proprio in Russia La Vita È viene premiata come Miglior Brano Straniero.
Si esibisce all’8° edizione del Concerto di Natale in Vaticano con la canzone Con La Terra Sotto Di Me.

2002
Pubblica l’album Le Cose Da Difendere / Las Cosas Que Defenderè.

2003
Pubblica la sua prima raccolta di successi 'The Best of Nek – L’Anno Zero' realizzato anche in versione spagnola 'Lo Mejor De Nek – El Año Cero' con 2 inediti: Almeno Stavolta / Almenos Ahora e L’Anno Zero / El Año Cero e 3 versioni di brani ri-arrangiati come In Te / En Ti, Cuori In Tempesta / Corazones En Tempestades, Angeli Nel Ghetto / Angeles Del Ghetto. La raccolta vende 250 mila copie in Italia entrando subito al vertice della classifica, dove rimane per 27 settimane (le prime 13 settimane nella top ten).

2004
Parte 'L’Anno Zero Tour 2004'.
È tra gli ospiti della 2° edizione di O’scià serata musicale ideata da Claudio Baglioni.

2005
Pubblica l’album Una Parte Di Me / Una Parte De Mi.
Partecipa a Roma al Live 8 dove esegue Almeno Stavolta, Se Io Non Avessi Te e Lascia Che Io Sia.
Vince il Festivalbar (42° edizione) con la canzone Lascia Che Io Sia che rimane per 20 settimane nella top ten dei brani più trasmessi dalle radio e per 1 anno è fra i primi dieci singoli più venduti. L’album rimane nella classifica di vendite per 50 settimane.
Para Ti Seria diventa un pezzo di enorme successo in Spagna.
Parte nei palasport il tour 'Una Parte Di Me' ispirato appunto al nuovo disco. Debutta con uno spettacolare concerto tutto esaurito al Forum di Milano e prosegue con sold out in ogni città.
Sostiene il telefono azzurro diventandone testimonial.
Pubblica un Best of intitolato 'Esencial' dedicato solo ed esclusivamente al mercato Sud Americano.

2006
Pubblica il decimo album (il nono di inediti) intitolato Nella Stanza 26 / En El Quarto 26.
Partecipa, insieme a Ligabue, Bersani, Giorgia, Pezzali, al disco di cover-tributo dedicato a Battisti 'Innocenti Evasioni 2006' con il pezzo 'Si Viaggiare' completamente ri-arrangiato.
Vince il Premio Lunezia – Poesia Del Rock per il talento di raccontare con il rock nel brano 'Nella Stanza 26'.

2007
Si esibisce ai Wind Music Awards e viene premiato, assieme ad altri artisti italiani come Claudio Baglioni, Venditti, Ligabue, Ferro, Zucchero, Elisa, per le vendite dell’album Nella Stanza 26.
È in nomination per i Telegatti nella sezione Tournè.
Riceve da MTV il premio speciale alla carriera TRL History Award.
Pubblica nuovamente e per la Spagna l’album 'En El Cuarto 26' con l’inserimento di 2 canzoni presenti nel disco Una Parte De Mi: A Contramano e Para Ti Seria quest’ultima cantata con Raquel Del Rosario cantante del gruppo spagnolo El Sueño De Morfeo. Con 200.000 downloads è il pezzo più scaricato del 2007.
Duetta ancora nel disco dei 'El Sueño De Morfeo' intitolato 'Nos Vemos En El Camino' nella canzone Chocar.

2008
Partecipa al Valladolid Latino 2008, uno degli eventi musicali, dopo Rock In Rio, più importanti in Spagna. Nello stesso anno duetta con l'artista inglese Craig David nel brano "Walking Away" curando personalmente l'adattamento italiano del testo.

2009
Il giorno 30 gennaio esce in Europa e in America Latina il decimo album di inediti intitolato "Un'Altra Direzione" e subito cattura l'interesse del pubblico sia per la varietà sonora e stilistica che per la disponibilità di una versione ridotta a prezzo speciale contenente sei canzoni tra le più rappresentative per contrastare il fenomeno della pirateria musicale. Il 24 marzo parte "Un'Altra Direzione - Tour" prima in Italia e poi in Spagna che vede l'Artista impegnato per diversi mesi.Nell'aprile dello stesso anno Nek viene coinvolto insieme ai più importanti artisti italiani
nel progetto discografico "Domani 21/04.09" il cui ricavato verrà devoluto a favore dei terremotati dell'Abruzzo.
Piccola curiosità: durante la registrazione del brano era presente in studio anche lo scrittore Paolo Giordano ("La solitudine dei numeri primi") impegnato ad annotare meticolosamente impressioni, emozioni e stati d'animo dei cantanti coinvolti.Il 27 novembre esce l'album di Claudio Baglioni "Q.P.G.A." (Questo piccolo grande amore) al quale Nek partecipa come cantante e chitarrista nel brano "Cosa non si fa".

2010Scrive la prefazione del libro dal titolo "Quello che gli occhi non vedono" di Irene Cianbezi che raccoglie la testimonianza di una ragazza uscita dal terribile giro della prostituzione. Il ricavato della vendita del volume andrà in beneficienza all'Associazione Onlus "Papa Giovanni XXIII" del compianto don Oreste Benzi."The Quartet Experience" è il concept del nuovo Summer Tour di Nek che si esprime attraverso set-up essenziale e diretto che vede Filippo impegnato al basso, all'armonica, e alla voce accompagnato da due chitarristi (Emiliano Fantuzzi e Chicco Gussoni), e un batterista (Luciano Galloni). Nuovi arrangiamenti e un suono dichiaratamente più rock vestono le sue canzoni più popolari regalando anche grande pathos che prende vita grazie ad un raffinato momento acustico.

Viene pubblicato in Italia, in EUropa e in Sud America “E DA QUI - Greatest Hits 1992 – 2010” che è la più esauriente e completa collezione di singoli della popstar di Sassuolo. Un doppio album con 37 canzoni (fra cui 3 brani in versione originale e live), nel quale Nek prende slancio dal passato per proiettarsi nel futuro con 3 canzoni inedite: il primo singolo “E da qui” (in radio dal 15 ottobre), “È con te” (dedicata alla figlia Beatrice Maria) e “Vulnerabile”.


Cantante, compositore e musicista in continua evoluzione con oltre 8.000.000 di dischi venduti. Un percorso artistico sempre al centro del mirino dei fan e della critica di tutto il mondo, perché Nek ha conquistato rapidamente lo status di popstar internazionale.

http://nekweb.com/biografia



PREMIO ANDREA PARODI

PREMIO ANDREA PARODI
3a edizione 2010
World Music in SARDEGNA

CAGLIARI, FIERA CAMPIONARIA, Sala D.Zedda
3-4 Dicembre 2010

Il 3 e il 4 Dicembre è in programma nella “sala Dino Zedda” della Fiera Internazionale della Sardegna a Cagliari la terza edizione del Premio Andrea Parodi “World Music in Sardegna”, dedicato alla memoria del grande artista scomparso e che vedrà la partecipazione di giovani artisti della World Music del panorama internazionale.

La manifestazione andrà in diretta televisiva su VIDEOLINA e RADIOLINA ed i relativi portali web il WEB
Presenterà le serate: RED RONNIE.

Una giuria composta da artisti, esperti del settore e giornalisti specializzati ha selezionato 8 concorrenti tra tutti quelli che hanno risposto al bando. Questi si esibiranno nel corso della prima delle due serate alla Fiera (il Venerdì 3 Dicembre) e 4 di loro parteciperanno alla serata finale di Sabato 4 che proclamerà il vincitore dell’edizione 2010.

Oltre al vincitore (che vincerà un premio di 2.500 euro a copertura di tutti i costi della sua crescita musicale) ci sarà anche un secondo premio. Il concorrente vincitore di questo premio si aggiudicherà la produzione di un videoclip professionale.

Come nelle precedenti due edizioni, peraltro, sarà consegnato anche il Premio Albo d’Oro ad una personalità di spicco del mondo della cultura che ha avuto un ruolo importante per la Sardegna; quest’anno il premio è andato a Mauro Pagani, padre della World Musica italiana ma anche collaboratore e grande estimatore di Andrea Parodi. A lui andrà una pietra sonante dello scultore Pinuccio Sciola. Nelle precedenti edizioni il premio era stato assegnato a don Giovanni Dore e Bernard Lortat Jacob.

Il concorso musicale sarà integrato con il Festival della World Music. Nel corso delle due serate oltre ai concorrenti si esibiranno ospiti prestigiosi come i Fratelli Mancuso (Sicilia) e i Marlevar con Luisa Cottifogli (Provenza Italiana) e il vincitore dell’edizione 2009 Francesco Sossio (Puglia)

Inviti gratuiti presso BOX OFFICE SARDEGNA, tel. 070-657428
sito web: www.boxofficesardegna.it

3 Dicembre 2010
· Esibizione 8 concorrenti
· Ospiti: Francesco Sossio (Puglia), vincitore Premio Andrea Parodi 2009
· Ospiti: Fratelli Mancuso (Sicilia)

4 Dicembre 2010
· Esibizione 4 concorrenti finalisti e proclamazione vincitori
· Ospiti: MARLEVAR (Provenza italiana), sestetto provenzale che si esibirà con Luisa Cottifogli ed un quartetto d’archi di Cagliari
· Ospite: Pinuccio Sciola (Sardegna)
· Consegna Premio ed esibizione di MAURO PAGANI


CONCORRENTI SELEZIONATI ALLA PARTECIPAZIONE (8)
CONCORRENTE / TITOLO BRANO
1) Zudema' / "Scidadi a lenu"
2) Triace / "Pinguli Pinguli Giovacchittu"
3) Compagnia Triskele / "Fimmini"
4) Yasmin Bradi / "La Neu"
5) Lame a foglia d'oltremare / "Bent'e soi"
6) Dagnino & friends / "Anò Inderè"
7) Farfuglia / "Antruxiu nieddu"
8) Duo Solinas-Zingone / "La tua veu"



web site: www.fondazioneandreaparodi.it
email: fondazione.andreaparodi@gmail.com

lunedì 29 novembre 2010

Max Pezzali




Massimo Pezzali nasce a Pavia il 14 novembre 1967. Tra le aule e i corridoi del liceo scientifico, Max insieme all'amico Mauro Repetto dà vita al progetto "883". La musica è la grande passione di entrambe. E' in questo periodo che cominciano a comporre le prime canzoni.

Dopo aver inviato alcuni provini a Radio Deejay, nel 1991 registrano una demo contenente il brano "Non me la menare"; il nastro viene lasciato nella portineria del noto talent-scout Claudio Cecchetto che, dopo aver ascoltato il pezzo, non tarda a contattare i due ragazzi. Non passa molto tempo e gli 883 esordiscono al Festival di Castrocaro con la canzone di quel nastro.

Nel 1992 vede la luce "Hanno ucciso l'uomo ragno", il loro primo album. Il successo è incredibile quanto inaspettato: il disco raggiunge in breve 600.000 copie e il primo posto nelle classifiche. La musica è allegra e orecchiabile, i testi sono schietti e sinceri nella loro semplicità. La title-track colpisce nel segno e trascina: il mito dell'Uomo ragno è amatissimo dai giovani e l'originalità degli 883 è quanto più necessario servisse a rinfrescare il panorama della musica pop italiana del momento.

Il linguaggio e le tematiche sono quelle degli adolescenti: la discoteca, la ragazza snob che non ti caga, il motorino, lo sfigato di turno, gli amori scombinati, il bar. Sempre tenendo alti i valori che più contano per i ragazzi: l'amicizia su tutti.
Il tono è diretto, confidenziale, da cantastorie di provincia sincero e genuino: Max strizza l'occhiolino ai giovani mescolandosi tra loro, vestendo ora i panni dell'amico più grande, ora quelli del compagno ripetente che ti porta la sua esperienza. Anche a una certa età il cantautore pavese sa benissimo come muoversi tra il popolo dei teenager.

Come accade spesso alle novità musicali, gli 883 - a detta di alcuni - rischiano di essere un fenomeno passeggero, ma Max Pezzali avrà modo di smentire queste voci con la costanza dei numeri e della qualità del suo lavoro.

Dopo aver vinto il concorso "Vota la voce" (referendum popolare di "Sorrisi e Canzoni") come gruppo rivelazione dell'anno, il duo si rimette subito al lavoro per il secondo album. Esce "Nord Sud Ovest Est" (1993), un disco che replica e supera il successo del precedente. I volti di Max Pezzali e Repetto rimbalzano dal Festivalbar dentro le case di milioni di italiani: la popolarità cresce. Di lì a poco, in coppia con Fiorello, Max Pezzali vince il "Festival Italiano", su Canale5 con il cantatissimo brano "Come mai". Più di mezza Italia balla o canta almeno uno dei ritornelli degli 883.

Quando tutto sembra andare a gonfie vele arriva, come una doccia fredda, la rottura: Mauro decide di mollare. Si trasferisce a Los Angeles per seguire senza successo la strada del cinema; torna poi in Italia per tentare una carriera musicale da solista, ma non decolla. Sparisce dalle scene.

Max Pezzali, rimasto solo, non rinuncia al nome "883": deve e vuole dimostrare che può farcela. E' il 1995: senza pensarci due volte Max partecipa al Festival di Sanremo. Ottiene un più che discreto quinto posto con "Senza averti qui"; scrive inoltre il brano "Finalmente tu" con cui l'amico e collega Fiorello arriva ottavo.

Il brano di Sanremo anticipa il nuovo disco "La donna, il sogno & il grande incubo", che ancora una volta guadagna le vette della top-ten italiana.
I nuovi 883 sono composti dal suo leader Max Pezzali e da una una band di ben nove elementi (inizialmente ai cori vi sono le sorelle Paola e Chiara, poi diventate note in tutta Europa con i loro successi): nel 1995 gli 883 vincono il Festivalbar e iniziano il loro primo tour.

La "Regola dell'amico" è il tormentone del 1997 che precede il disco "La dura legge del gol": il brano viene premiato con il Telegatto come migliore canzone dell'estate.

Nel 1998 è la volta di "Jolly Blu", un film autobiografico, e di "Stessa storia, stesso posto, stesso bar", un libro scritto da Max Pezzali sul periodo precedente l'esperienza musicale.

Di Montecarlo nel 1999 arriva il prestigioso riconoscimento internazionale del "World Music Award" come "Best-selling italian artist/group" cui segue nel mese di ottobre dello stesso anno, il sesto album: "Grazie mille".

Il 2000 vede gli 883 impegnati in giro per l'Europa con un tour che attraversa Austria, Germania e Svizzera, oltre che l'uscita di un greatest hits.

La popolarità è alle stelle: il 2001 è un altro anno magico. Da un sondaggio (Abacus) Max Pezzali e gli 883 risultano i cantanti "più conosciuti e seguiti" dai giovani italiani tra i 14 ed i 24 anni, più di Madonna, per fare un paragaone significativo. Nel mese di marzo gli 883 sono protagonisti di un tour trionfale con Eros Ramazzotti, per tutta la Germania. A giugno esce "Uno in più": il disco entra direttamente alla posizione numero 1 dei più venduti in Italia. L'estate vede Max e la band protagonisti con "Bella vera" e "La lunga estate caldissima" (i due videoclip, girati a Los Angeles, sono opera dei Manetti Bros.).

Max Pezzali viene scelto dalla Disney per adattare e interpretare la colonna sonora del film di Natale (2002) "Treasure planet - Il pianeta del tesoro" (interpretato nella versione originale da John Rzeznik dei Goo Goo Dolls). La canzone "Ci sono anch'io" esce prima come singolo e poi nella raccolta delle canzoni d'amore "LoveLife", di cui fa parte anche l'inedita "Quello che capita".

Per gli 883 si chiude un capitolo: Max Pezzali decide di abbandonare il nome "883". D'ora in avanti sarà semplicemente "Max Pezzali".

Anticipato dal singolo "Lo strano percorso", viene pubblicato il nuovo album di "Il mondo insieme a te" (2004). Tutte le canzoni sono state scritte da Max Pezzali, che "debutta" in copertina con il proprio nome, al posto del noto logo 883. Le prime 30.000 copie sono numerate e comprendono un DVD con i videoclips - da "Hanno ucciso l'uomo ragno" a "Quello che capita" - che raccontano la storia dagli 883 a Max Pezzali. La produzione dell'album è stata ancora affidata alla coppia storica Peroni-Guarnerio (da sempre collaboratori del progetto insieme a Claudio Cecchetto) ai quali si sono aggiunti, per la finalizzazione del disco, Claudio Guidetti (produttore musicale di Eros Ramazzotti) e Michele Canova (produttore musicale di Tiziano Ferro).

Una curiosità: come spesso hanno avuto modo di raccontare Maurizio Costanzo e la compagna Maria De Filippi, nei primi tempi della loro amicizia lui le inviava dei fiori e il ragazzo che si occupava della consegna era proprio il giovane Max Pezzali.



http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1113&biografia=Max+Pezzali


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