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lunedì 23 agosto 2010

Fabrizio De Andrè


Fabrizio De André
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« ...pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra. »
(Fabrizio De André, Amico fragile)




Fabrizio Cristiano De André (Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999) è stato un cantautore italiano.

Molti testi delle sue canzoni raccontano storie di emarginati, ribelli, prostitute e persone spesso ai margini della società, e sono state considerate da alcuni critici come vere e proprie poesie,[1], tanto da essere inserite nelle antologie scolastiche [2][3].

Era conosciuto anche come Faber, soprannome datogli dall'amico d'infanzia Paolo Villaggio e derivante dalla sua predilezione per i pastelli della Faber-Castell[4].

In quasi 40 anni di attività artistica, De André ha inciso tredici album in studio, più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi ripubblicate in varie antologie.

Di simpatie politiche anarchiche, libertarie e pacifiste[5], è stato anche uno degli artisti che maggiormente ha valorizzato la lingua ligure ed esplorato, in misura minore, il sardo gallurese[6] e il napoletano[7].

La popolarità e l'alto livello artistico del suo canzoniere hanno spinto alcune istituzioni a dedicargli vie, piazze, parchi, biblioteche e scuole subito dopo la sua prematura scomparsa[8][9][10][11][12].

Biografia
L'infanzia e la giovinezza

Un'immagine giovanile di Fabrizio De André. « Quand'ero piccolo m'innamoravo di tutto, correvo dietro ai cani... »
( da "Coda di Lupo" nell'album Rimini)

Fabrizio Cristiano De André nasce il 18 febbraio 1940 nel quartiere genovese di Pegli, in via De Nicolay 12 (ove è stata posta una piccola targa commemorativa) da una famiglia dell'alta borghesia industriale cittadina. I genitori sono entrambi piemontesi. Il padre Giuseppe (1912 – 1985), torinese, è stato vicesindaco repubblicano di Genova, amministratore delegato dell'Eridania e ha promosso la costruzione della Fiera del Mare di Genova, nel quartiere della Foce. La madre è Luigia "Luisa" Amerio (1911 – 1995) di Pocapaglia.

Fabrizio vive inizialmente nella campagna astigiana a Revignano d'Asti, luogo dal quale la famiglia era originaria e dove si dovette trasferire a causa degli eventi bellici ed in quanto il padre era stato ricercato dai fascisti. Visse, poi, nella Genova del dopoguerra, scossa e partecipe della contrapposizione tra cattolici e comunisti, sovente rigidi e bigotti entrambi[13].

Dopo aver frequentato le scuole elementari in un istituto privato retto da suore, passò alla scuola statale, dove il suo comportamento "fuori dagli schemi" gli impedì una pacifica convivenza con le persone che vi trovò, in special modo con i professori.[14] Per questo fu trasferito nella severa scuola dei Gesuiti dell'Arecco.

Presso i Gesuiti dell'Arecco, scuola media inferiore frequentata dai rampolli della "Genova-bene", Fabrizio fu vittima, nel corso del primo anno di frequenza, di un tentativo di molestia sessuale da parte di un gesuita dell'istituto; nonostante l'età, la reazione verso il "padre spirituale" fu pronta e, soprattutto, chiassosa, irriverente e prolungata, tanto da indurre la direzione ad espellere il giovane De André, nel tentativo di placare lo scandalo. L'improvvido espediente si rivelò vano poiché, a causa del provvedimento d'espulsione, dell'episodio venne a conoscenza il padre di Fabrizio, esponente della Resistenza e vicesindaco di Genova, che informò il Provveditore agli studi, pretendendo un'immediata inchiesta che terminò con l'allontanamento dall'istituto scolastico del gesuita[15].

In seguito il cantautore frequentò alcuni corsi di lettere e altri di medicina presso l'Università di Genova prima di scegliere la facoltà di Giurisprudenza, ispirato dal padre e dal fratello Mauro (1936 - 1989), che diverrà un noto avvocato. A sei esami dalla laurea decise di intraprendere una strada diversa: la musica (suo fratello sarebbe divenuto uno dei suoi fan più fedeli e critici).

Successivamente ad un primo e problematico approccio, determinato dalla decisione dei genitori di avviarlo allo studio del violino, il folgorante incontro con la musica avvenne con l'ascolto di Brassens, del quale De André tradurrà alcune canzoni, inserendole nei primi album. La passione, poi, aveva preso corpo anche grazie all'assidua frequentazione degli amici Tenco, Bindi, Paoli ed altri, con cui iniziò a suonare e cantare nel locale "La borsa di Arlecchino".

De André, in questi anni, ebbe una vita sregolata ed in contrasto con le consuetudini della sua famiglia, frequentando amici di tutte le estrazioni culturali e sociali. Sovente, con l'amico d'infanzia Paolo Villaggio, cercava di sbarcare il lunario con lavori saltuari, anche imbarcandosi, d'estate, sulle navi da crociera come musicista per le feste di bordo.[16]

La prima moglie di De André fu una ragazza di famiglia borghese, Enrica Rignon detta "Puny", con cui concepì il figlio Cristiano e dalla quale si separò a metà degli anni settanta.

In seguito al matrimonio e alla nascita del figlio, Fabrizio fu pressato dalla necessità di provvedere al mantenimento della famiglia e, visti gli scarsi introiti della sua attività musicale, meditò di abbandonarla per terminare gli studi e trovare un serio impiego, che trovò in un istituto scolastico privato come insegnante[17].

Fortunatamente, giunse inaspettato il successo de "La canzone di Marinella", interpretata da Mina, i cui proventi migliorarono notevolmente la situazione economica familiare.

L'esordio nel 1961 e il periodo Karim
« Lessi Croce, l'Estetica, dove dice che tutti gli italiani fino a diciotto anni possono diventare poeti, dopo i diciotto chi continua a scrivere poesie o è un poeta vero o è un cretino. Io, poeta vero non lo ero. Cretino nemmeno. Ho scelto la via di mezzo: cantante[18] »
(F. De André)


Il giovane De André nel 1960Ad ottobre del 1961[19] la Karim pubblica il suo primo 45 giri, con copertina standard forata (la ristampa del 1971 della Roman Record avrà invece una copertina con un disegno anonimo). Il disco contiene due brani, Nuvole barocche ed E fu la notte.

Secondo quanto affermato dal cantautore in un'ìntervista al Corriere della Sera, nel 1964 sostenne l'esame di ammissione come autore della parte letteraria alla SIAE di Roma per poter depositare a proprio nome le canzoni (in realtà la data è sicuramente errata, in quanto De André già nel 1961 firmava i testi e le musiche delle sue canzoni, depositandole alla Siae[20]); nel 1997, durante la consegna del Premio Lunezia, confessò di aver utilizzato una buona parte del testo della canzone Le foglie morte di Jacques Prévert nella prova di esame[21].

Negli anni successivi De André andò affermandosi sempre più come personaggio riservato e musicista colto, abile nel condensare nelle proprie opere varie tendenze ed ispirazioni: le atmosfere degli storici cantautori francesi, tematiche sociali trattate sia con crudezza sia con metafore poetiche, tradizioni musicali di alcune regioni italiane e mediterranee[22] sonorità di ampio respiro internazionale[23] e l'utilizzo di un linguaggio inconfondibile e, al tempo stesso, quasi sempre semplice per essere alla portata di tutti.[24]

In questo periodo uscirono i suoi primi 33 giri. La sua discografia non è numerosissima come, del resto, inesistenti fino al 1975 erano i suoi concerti. L'album del debutto è Tutto Fabrizio De André (1966, ristampato due anni dopo con il titolo di La canzone di Marinella sotto un'altra etichetta e riportando una diversa copertina), una raccolta di alcune delle canzoni che sino ad allora erano state edite solo in 45 giri, seguita da Volume I (1967), Tutti morimmo a stento (1968), Volume III (1968), Nuvole barocche (1969); quest'ultimo è la raccolta dei 45 giri del periodo Karim esclusi da Tutto Fabrizio De André.

Fra esistenzialismo e contestazione: dal 1968 al 1973
« E ora Berto, figlio della Lavandaia, compagno di scuola, preferisce imparare
a contare sulle antenne dei grilli non usa mai bolle di sapone per giocare;
seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi »
(da "Canzone del padre", Storia di un impiegato, 1973)

Gli anni fra il 1968 ed il 1973 furono fra i più proficui per l'autore, che iniziò la serie dei concept con Tutti morimmo a stento.

Articoli dell'epoca
fonte:riccardomannerini.itIl testo del primo brano, "Cantico dei drogati" è tratto da una poesia di Riccardo Mannerini, Eroina.

Quest'album è il quarto concept album ad essere pubblicato in Italia[25]

A Tutti morimmo a stento segue La buona novella; un album importante, che interpreta il pensiero cristiano alla luce di alcuni Vangeli apocrifi (in particolare, come riportato nelle note di copertina, dal Protovangelo di Giacomo e dal Vangelo arabo dell'infanzia), sottolineando l'aspetto umano della figura di Gesù, in forte contrapposizione con la dottrina di sacralità e verità assoluta, che il cantautore sostiene essere inventata dalla Chiesa al solo scopo di esercizio del potere[26].

Come ha raccontato Roberto Dané[27], l'idea del disco la ebbe lo stesso Dané, che pensando di realizzarla con Duilio Del Prete, la propose ad Antonio Casetta, il quale la dirottò a De André.

« Nel 1969 tornai da Casetta e gli sottoposi un'altra idea, che avevo intenzione di realizzare con Duilio Del Prete: un disco basato sui Vangeli apocrifi...lui, che era un grande discografico, di buon fiuto, mi ascoltò con attenzione ed alla fine disse: "Ma scusi, perché questa idea non la propone a Fabrizio De André? Sa, è un periodo che è un po' in crisi, non sa cosa fare...". E io che cosa dovevo dire? Con De André c'era sicuramente una maggiore esposizione »
(Roberto Dané[28])

Nel disco suonano, tra gli altri, I Quelli, che nel 1971, dopo l'ingresso di Mauro Pagani, cambieranno il nome in Premiata Forneria Marconi.

A distanza di anni, De André continuerà a considerare questo disco la sua incisione migliore:

« "Te la sentiresti di dire quale dei tuoi dischi è il migliore?" "Senza dubbio ti rispondo: La buona novella, è quello più ben scritto, meglio riuscito". "Lo sai che ero quasi sicuro che invece mi avresti risposto: Tutti morimmo a stento? Come mai questa scelta?" "No, quello è un disco polveroso, barocco, e non dimentichiamoci che sotto il Barocco c'era il peso della Controriforma ..." [29] »


Nel 2010 il disco viene reinciso dalla Premiata Forneria Marconi, con nuovi arrangiamenti e l'aggiunta di alcuni brevi intermezzi strumentali; il disco, intitolato A.D. 2010 - La buona novella, viene pubblicato ad aprile.

Proprio a questo periodo risale l'amicizia di De André con un altro collega che ha cantato, spesso, gli ultimi e i poveri, Gipo Farassino; anni dopo De André racconterà a TorinoSette, l'inserto settimanale de La Stampa, un episodio successivo (avvenuto dopo un concerto a Torino) riguardante la loro amicizia: "Mi raccolse dopo un concerto ubriaco come un tino di mosto, mi caricò in macchina, mi trascinò in casa sua, mi offrì un cesso per finire di rovesciarmi lo stomaco e un letto per lasciarmi girare la testa fino al sonno. Il giorno dopo, ad evitarmi un treno per Genova con una maglietta vomitata mi regalò una sua camicia[30]". Il racconto di Farassino, pubblicato su La Stampa, differisce nel finale: "Il mattino dopo gli prestai una mia bella camicia, con la raccomandazione di restituirmela. Non l'ho più vista, ma con lui era così..."[31].

Il disco successivo, del 1971, è Non al denaro, non all'amore né al cielo, libero adattamento (eseguito insieme a Giuseppe Bentivoglio) di alcune poesie della Antologia di Spoon River, opera poetica di Edgar Lee Masters; le musiche sono composte insieme a Nicola Piovani. Questo album è stato reinterpretato nel 2005 dal cantante Morgan, rinnovandone in parte l'arrangiamento.

In questo caso, come ha raccontato Roberto Dané[32], l'idea del disco la ebbe Sergio Bardotti, che infatti lo seguì insieme allo stesso Dané in qualità di produttore.

Gian Piero Reverberi ha raccontato[33] che in questo caso il progetto era nato per Michele, sulla scia di Senza orario senza bandiera, quindi con i testi elaborati da De André e le musiche di Reverberi; ma il progetto venne poi dirottato su De André e quindi Reverberi (anche per alcuni suoi contrasti con Roberto Dané) non venne più coinvolto e le musiche e gli arrangiamenti furono affidati a Nicola Piovani.

Il coautore dei testi, Bentivoglio, si era presentato con dei testi scritti da lui, che furono giudicati interessanti [34] e che, dopo una prima collaborazione in Tutti morimmo a stento (in cui scrisse il testo di Ballata degli impiccati), portarono all'affiancamento a De André per i testi in questo LP e nel successivo.

Nel 1972 la Produttori Associati, senza consultare l'artista, lo iscrive al Festivalbar con il brano Un chimico (pubblicato su 45 giri): De André apprende la notizia dai giornali e convoca una conferenza stampa in cui dichiara che «La casa discografica mi ha trattato come un ortaggio»[35].

Dopo l'intervento del patron della manifestazione, Vittorio Salvetti, si raggiunge un compromesso: la canzone viene inserita nei juke-box, come vuole il regolamento, ma il cantautore non si esibirà durante la finale di Verona nemmeno in caso di vittoria (l'edizione vede vincitrice Mia Martini con Piccolo uomo)[36]

Nell'autunno dello stesso anno pubblicò un singolo con due canzoni di Leonard Cohen Suzanne/Giovanna d'Arco (brani che verranno poi inseriti con un arrangiamento diverso nell'album Canzoni del 1974).

L'album successivo fu, nel 1973, Storia di un impiegato, un "concept album" in cui Giuseppe Bentivoglio autore dei testi con de André, racconta la vicenda di un impiegato durante il maggio del '68; il disco, a sfondo politico, venne attaccato dalla stampa musicale militante e vicina al movimento studentesco, e così viene recensito, ad esempio, da Simone Dessì:

« Storia di un impiegato è un disco tremendo: il tentativo, clamorosamente fallito, di dare un contenuto "politico" a un impianto musicale, culturale e linguistico assolutamente tradizionale, privo di qualunque sforzo di rinnovamento e di qualunque ripensamento autocritico: la canzone Il bombarolo è un esempio magistrale di insipienza culturale e politica[37] »
(Simone Dessì)

Fra le critiche più accese ricordiamo quella di Riccardo Bertoncelli che definisce l'opera come un disco «verboso, alla fine datato[38]» e quella di Enrico Deregibus anch'essa sostanzialmente negativa:

« L'album è sempre stato considerato, anche dal suo autore, come uno dei più confusi. La vena anarchica di De André deve fondersi con quella marxista di Bentivoglio, e spesso i punti di sutura e di contraddizione sono fin troppo evidenti. Non a caso è l'ultimo episodio della collaborazione tra i due »
(Enrico Deregibus[39])

Un'altra recensione negativa è quella di Fiorella Gentile, apparsa su Ciao 2001:

« La musica presta il nome a qualcosa che a tratti sembra la colonna sonora di un film sulla mafia (con il sintetizzatore al posto dello scacciapensieri), a volte quella di un thrilling alla Dario Argento (con il basso che riproduce il battito cardiaco), altre recupera i toni alla Cohen e alla Guccini: ma rimane un prodotto scucito, che non ha più il vecchio incanto[40] »
(Fiorella Gentile)

Le osservazioni della Gentile, del resto, trovano una conferma indiretta nel fatto che l'autore delle musiche (con De André), Nicola Piovani, componeva già all'epoca colonne sonore, e negli anni successivi è diventato uno dei maggiori autori italiani di musiche da film.

Proprio in occasione della pubblicazione del disco, Giorgio Gaber polemizza con De André, affermando che usi un linguaggio da liceale che si è fer­mato a Dante, che fa dei bei temini, ma non si riesce a capire se sia libe­rale o extraparlamentare[41]; De André risponderà a Gaber in occasione di un'intervista ala Domenica del Corriere del gennaio 1974 ("Mi spiace che lui, che si dichiara comunista, sia andato a raccontare queste cose al primo giornalista che ha incontrato. Poteva te­lefonarmi, farmi le sue osservazioni: ne avremmo discusso, ci saremmo con­frontati. Così, invece, ha svilito an­cora di più un mondo già tanto criti­cato"[42]).

Delle canzoni del disco, solo Verranno a chiederti del nostro amore [43] rimane nel repertorio dell'autore dal vivo negli anni a seguire[44]. Gli altri brani vennero eseguiti in concerto solo per qualche anno, ne è un esempio la Canzone del maggio inserita nella scaletta del primo tour del 1975 o ancora La bomba in testa, Al ballo mascherato, Canzone del padre e Nella mia ora di libertà che vennero riproposti solo in alcune date del tour del 1976 [45].

La crisi e le esibizioni dal vivo
La pubblicazione di Storia di un impiegato coincide con un periodo di crisi professionale ed anche personale (nello stesso anno termina definitivamente il matrimonio con Puny ed il cantautore inizierà una relazione con una ragazza, Roberta, per cui scriverà due anni dopo la canzone Giugno '73[46]), e la pubblicazione di un nuovo disco di rifacimenti ad opera di Reverberi di vecchie canzoni incise per la Karim (con 2 nuove traduzioni dal repertorio di Brassens, le due canzoni di Cohen pubblicate nel 1972 ed una traduzione da Dylan opera di De Gregori ai tempi del Folkstudio[47] cofirmata da De André), intitolato Canzoni, darà inizio alla collaborazione con Francesco De Gregori.

Proprio durante le registrazioni di questo disco, nello studio a fianco sta registrando il suo nuovo disco da solista Dori Ghezzi (in una pausa della sua collaborazione con Wess): è l'ìnizio di una nuova e duratura relazione, che sfocerà nel matrimonio tra i due il 7 dicembre 1989[48].

Sono anche gli anni in cui De André fa le sue prime esperienze negli spettacoli dal vivo. Lavoratore instancabile e al limite del perfezionismo in studio, Fabrizio non riesce invece ad esibirsi in pubblico. Il suo timore è dovuto anche al suo problema all'occhio sinistro, leggermente più chiuso del destro,[49].

Sergio Bernardini, il patron de La Bussola comincia a fare delle grosse pressioni perché Fabrizio si esibisca nel suo locale, ed il cantautore chiede un compenso di 300 milioni di lire, che viene accettato[50][51].

In questo modo Fabrizio è costretto ad affrontare le sue paure da palcoscenico, paure che supererà solo con gli anni, suonando e cantando sempre nella penombra e con molto whisky in corpo (la sua timidezza fu tra le cause che gli provocarono una seria dipendenza da alcool).[52]


De André ha spesso usato sonorità di strumenti mediterranei e medievaliDopo l'esibizione dal vivo a La Bussola di Viareggio, inizia un tour con due componenti dei New Trolls, con i quali aveva già collaborato nel 1968 per i testi del loro disco Senza orario senza bandiera (Belleno e D'Adamo), e due dei Nuova Idea (Belloni e Usai).

Nella parte di tour del 1976 ai quattro si aggiungerà anche Alberto Mompellio al violino e alle tastiere[53]

Gli ambienti dell'Autonomia e della Sinistra extraparlamentare, che già avevano attaccato il cantautore per Storia di un impiegato (come già ricordato), lo contestano nuovamente a partire dalle esibizioni dal vivo: ed ecco come viene descritto De André nel volume Libro bianco sul pop in Italia. Cronaca di una colonizzazione musicale in un paese mediterraneo, pubblicato da Arcana Editore (casa editrice vicina alla controcultura) nel 1976:

« Dall'aria triste e meditabonda, Fabrizio De André ha svolto negli anni passati il ruolo di cantautore impegnato ma non troppo, denunciando situazioni in cui difficilmente si è trovato se non a livello emotivo. Borghese di nascita, di adozione e di intenti,rifiutava di esibirsi in pubblico fino a quando le vendite dei suoi dischi hanno subito un tracollo: allora si è esibito alla Bussola prima di confrontarsi con tutti coloro che avevano sprecato tempo ad ascoltar le sue lagne. Le migliori esibizioni dei suoi pezzi si ascoltano sulle spiagge e sui monti, quando un chitarrista che conosce due accordi vuol consolare l'amico di una sbronza finita male[54] »


De André spiato dai servizi segreti
È in questo periodo (per circa 10 anni, dal 1969 al 1979) che De André viene sottoposto a controlli da parte delle forze di polizia e dei servizi segreti italiani. In base a quanto ricostruito quando questa informazione è stata resa nota negli anni novanta[55], inizialmente i controlli sarebbero stati effettuati dopo che un suo conoscente, simpatizzante del marxismo-leninismo, era stato indagato durante le prime inchieste sulla strage di piazza Fontana (allora ritenuta dagli inquirenti di matrice rossa).

Negli anni successivi, pur non individuando prove di una sua partecipazione attiva a gruppi politici, extraparlamentari o meno, De André viene ritenuto dal SISDE un "simpatizzante delle BR" , mentre l'acquisto, insieme alla moglie Dori Ghezzi, di un terreno a Tempio Pausania, viene considerato un tentativo di creare un rifugio per appartenenti ai movimenti extraparlamentari di sinistra.

A rafforzare queste ipotesi, dal punto di vista degli investigatori, il fatto che a Genova De André avesse contatti con persone appartenenti ai gruppi anarchici e filo-cinesi.[56][57]

Collaborazioni negli anni settanta

De André con il primogenito CristianoA partire dal 1974, De André iniziò nuove collaborazioni con altri musicisti e cantautori. Negli anni settanta De André tradusse canzoni di Bob Dylan (Romance in Durango e Desolation Row), Leonard Cohen ("It seems so long ago, Nancy", "Joan of Arc", "Famous Blue Raincoat" per la Vanoni e "Suzanne") e Georges Brassens (lavoro che porterà all'uscita dell'album Canzoni del 1974).

Nel 1975 collabora con Francesco De Gregori, che lavora con lui alla scrittura di molti brani dell'album Volume VIII del 1975, album non privo di sperimentazione in cui sono affrontate tematiche esistenziali quali il disagio verso il mondo borghese e la difficoltà di comunicazione; anche questo disco riscuote critiche negative, come quella di Lello D'Argenzio, che sostiene che De André si sia adattato allo stile del collega anche nel modo di cantare [58].

Rimini (1978), segna l'inizio della collaborazione, che proseguirà nel tempo, con il cantautore veronese Massimo Bubola. Quest'album fa intravedere un De André esploratore di una musicalità più distesa, spesso di ispirazione americana. I brani trattano l'attualità (il naufragio di una nave a Genova) così come tematiche sociali (l'aborto e l'omosessualità).

Nel 1978 la Premiata Forneria Marconi ideò e realizzò nuovi arrangiamenti di alcuni dei brani più significativi del cantautore genovese[59], proponendo a De André, inizialmente restio ad accettare, un tour insieme, che partì il 21 dicembre 1978 da Forlì e continuò per tutto il mese di gennaio 1979[60].

L'operazione si rivelò positiva, tanto che il tour originò due album live, tra il 1979 ed il 1980, che conobbero un ottimo successo di vendite, anche se il secondo non riuscì a bissare i risultati del primo[61].

Gli arrangiamenti realizzati dalla PFM furono utilizzati dal cantautore fino alla fine della sua carriera.

Il sequestro

Nella seconda metà degli anni settanta, in previsione della nascita della figlia Luisa Vittoria, De André si stabilisce nella tenuta sarda dell'Agnata, a due passi da Tempio Pausania, insieme a Dori Ghezzi, sua compagna dal 1974, poi sposata nel 1989. La sera del 27 agosto 1979, la coppia fu rapita dall'anonima sequestri sarda e tenuta prigioniera nelle montagne di Pattada, per essere liberata dopo quattro mesi (Dori fu liberata il 21 dicembre, Fabrizio il 22), dietro il versamento del riscatto, di circa 550 milioni di lire, in buona parte pagato dal padre Giuseppe.


De André con Dori Ghezzi e la piccola LuviIntervistato all'indomani della liberazione (il 23 dicembre in casa del fratello Mauro) da uno stuolo di giornalisti, De André tracciò un racconto pacato dell'esperienza («...ci consentivano, a volte, di rimanere a lungo slegati e senza bende») ed ebbe parole di pietà per i suoi carcerieri («Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai»)[62].

Pochi mesi dopo De André cedette al settimanale Oggi i diritti per la pubblicazione del memoriale del sequestro[63]: pur essendo la rivista diretta da Edilio Rusconi dichiaratamente con simpatie a destra, De André accettò il compenso per la pubblicazione del racconto[64].

L'esperienza del sequestro si aggiunse al già consolidato contatto con la realtà e con la vita della gente sarda, e gli avrebbe ispirato diverse canzoni, scritte ancora con Bubola e raccolte in un album senza titolo, pubblicato nel 1981, comunemente conosciuto come "L'indiano" dall'immagine di copertina che raffigura un nativo americano. Il filo che lega i vari brani è il parallelismo tra il popolo dei Pellerossa e quello Sardo, entrambi oppressi dai loro colonizzatori.

Sottili, ma non velate, furono le allusioni all'esperienza del sequestro: dalla stessa ripresa della locuzione "Hotel Supramonte", alla descrizione degli improvvisati banditi cui, comunque, non intese negare note di un certo romanticismo ed una connotazione di proletariato periferico che per questo meritava, coerentemente con le sue tematiche privilegiate, una forte attenzione. Al processo, De André confermò il perdono per i suoi carcerieri, ma non per i mandanti perché persone economicamente agiate[65].

Da Crêuza de mä ad Anime salve: anni Ottanta-Novanta

« Io sono un principe libero, e ho altrettanta autorità di fare guerra al mondo quanto colui che ha cento navi in mare »
(Samuel Bellamy, pirata alle Antille nel XVII secolo[66])

Nel 1980 incide il 45 giri Una storia sbagliata/Titti, i cui brani (editi per la prima volta in CD solo nel 2005), sono entrambi scritti con Bubola. Fabrizio ricorderà in un'intervista a proposito di Una storia sbagliata:

« Nel testo di Una storia sbagliata rievoco la tragica vicenda di Pier Paolo Pasolini. È un canzone su commissione, forse l'unica che mi è stata commissionata. Mi fu chiesta come sigla per due documentari-inchiesta sulle morti di Pasolini e Wilma Montesi. »


Nel 1982 fonda un'etichetta discografica (appoggiandosi alla Dischi Ricordi per la distribuzione): la Fado (Il nome deriva dalle iniziali del suo nome e da quelle di Dori Ghezzi), con cui pubblicherà dischi di Massimo Bubola, dei Tempi Duri e della stessa Ghezzi.

Per approfondire, vedi la voce Fado.

Nel 1984 esce Crêuza de mä, disco dedicato alla realtà mediterranea e per questo cantato interamente in lingua genovese, con l'importante collaborazione di Mauro Pagani, curatore delle musiche e degli arrangiamenti. Questo disco segna uno spartiacque nella carriera del cantautore: dopo questo album, Fabrizio esprime la volontà di non cantare più in italiano ma di concentrarsi esclusivamente sul genovese. A partire da Crêuza de mä De André si concentra in particolar modo sulle minoranze linguistiche (tema che aveva già iniziato ad affrontare con stesura di Zirichiltaggia, sei anni prima). Crêuza de mä è oggi considerato di fatto una pietra angolare dell'allora nascente world music, nonché un caposaldo della musica etnica tutta. Ma Crêuza de mä è anche l'album che libera De André dalle impostazioni vocali ereditate dalla tradizione degli chansonniers francesi, che gli garantisce la libertà di espressione tonale al di fuori di quei dettami stilistici che aveva assorbito da Brassens e da Brel.

Nel 1985 scrive insieme a Roberto Ferri il testo di Faccia di cane per i New Trolls, con cui partecipa come autore al Festival di Sanremo 1985, preferendo però non apparire ufficialmente come autore[67].

Nel 1988 collabora con Ivano Fossati, cantando nella canzone Questi posti davanti al mare (contenuta nell'album La pianta del tè) insieme a Francesco De Gregori ed allo stesso Fossati.

Inizia poi la lavorazione del suo album successivo, che viene pubblicato all'inizio del 1990: Le nuvole (1990) titolo che (come in Aristofane) allude ai potenti che oscurano il sole[13], vede nuovamente la collaborazione di Mauro Pagani per la scrittura delle musiche (e di Ivano Fossati come coautore di due testi, Mégu Megún e 'Â çímma, di Massimo Bubola per il testo di Don Raffaé e di Francesco Baccini per quello di Ottocento). Con questo album De André torna in parte al suo stile musicale più tipico, affiancandolo alle canzoni in dialetto e all'ispirazione etnica. Torna anche la critica graffiante all'attualità, in particolare ne La domenica delle salme e in Don Raffaè.

Fossati sarà presente, inoltre, nella realizzazione del concept album di De André, Anime salve, pubblicato nel 1996. Incentrato sul tema della solitudine, è l'ultimo album in studio del cantautore.


Sant'Ilario (alture di Nervi): una crêuza de mäFra il 1990 ed il 1996 collabora con vari autori, sia come autore che come cointerprete, nei rispettivi album: tra essi ricordiamo Francesco Baccini, i Tazenda, Mauro Pagani, Max Manfredi, Teresa De Sio, Ricky Gianco, i New Trolls e il figlio Cristiano De André. Da segnalare la collaborazione con "Li Troubaires de Coumboscuro" nell'album A toun souléi, dove De André partecipa all'incisione del brano in provenzale antico Mis amour, insieme a Clara Arneodo, la cantante solista del gruppo, e a Franco Mussida.

Nel 1996 De André collaborò con Alessandro Gennari alla scrittura del libro Un destino ridicolo, dal quale dodici anni dopo Daniele Costantini ha tratto il film Amore che vieni, amore che vai.

Nell'estate 1998 De André si esibì in una tournée che toccò varie località italiane. Il 14 agosto 1998, durante un concerto a Roccella Jonica, De André pronunciò la seguente affermazione:

« Se nelle regioni meridionali non ci fosse la criminalità organizzata, come mafia, 'ndrangheta e camorra, probabilmente la disoccupazione sarebbe molto più alta. »


Si trattava di una boutade volutamente provocatoria (come lo stesso De André chiarì in seguito), ma la frase suscitò un certo clamore e provocò alcune dichiarazioni di protesta e sdegno da parte di vari esponenti politici locali e nazionali [68]. Retrospettivamente, tale episodio appare come l'ultimo "scandalo" suscitato da un artista che nel corso della sua carriera aveva spesso sfidato il perbenismo e le "buone maniere" di quella stessa classe borghese di cui faceva parte e che, alla sua morte, lo avrebbe osannato definendolo "Grande Poeta"[13].

L'addio fra la sua gente

Nell'estate 1998, durante la summenzionata tournée del suo ultimo album Anime Salve, gli fu diagnosticato un carcinoma polmonare che lo portò a interrompere i concerti.

La notte dell' 11 gennaio 1999, alle ore 02:30, Fabrizio De André morì all' Istituto dei tumori di Milano, dove era stato ricoverato con l'aggravarsi della malattia.

I suoi funerali si svolsero nella Basilica di Santa Maria Assunta in Carignano a Genova il 13 gennaio: al dolore della famiglia partecipò una folla di oltre diecimila persone, in cui trovarono posto estimatori, amici ed esponenti dello spettacolo, della politica e della cultura.

Dopo la cremazione, avvenuta il giorno seguente alla cerimonia funebre, venne sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Staglieno accanto al fratello Mauro, al padre Giuseppe e alla madre Luisa Amerio.

« Io ho avuto per la prima volta il sospetto che quel funerale, di quel tipo, con quell’emozione, con quella partecipazione di tutti non l’avrei mai avuto e a lui l’avrei detto. Gli avrei detto: «Guarda che ho avuto invidia, per la prima volta, di un funerale». »
(Paolo Villaggio - La Storia siamo noi - 4 gennaio 2007 )

De André nella memoria collettiva

De André in concerto nel 1982 « De André non è stato mai di moda. E infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di Fabrizio restano »
(Nicola Piovani)

Gli estimatori di Fabrizio De André ammirano il coraggio morale e la coerenza artistica con cui egli, nella società italiana del dopoguerra, scelse di sottolineare i tratti nobili ed universali degli emarginati, affrancandoli dal "ghetto" degli indesiderabili e mettendo a confronto la loro dolorosa realtà umana con la cattiva coscienza dei loro accusatori.[69] Il cammino di Fabrizio De André ebbe inizio sulla pavimentazione sconnessa ed umida del carruggio di Via del Campo, prolungamento della famosa Via Pré, strada proibita di giorno quanto frequentata la notte. È in quel ghetto di umanità platealmente respinta e segretamente bramata che avrebbero preso corpo le sue ispirazioni; di ghetto in ghetto, dalle prostitute alle minoranze etniche, passando per diseredati, disertori, bombaroli ed un'infinità d'altre figure. Nella sua antologia di vinti, dove l'essenza delle persone conta più delle azioni e del loro passato, De André raggiunse risultati poetici che oggi gli vengono ampiamente riconosciuti[13].

La discografia di De André è ampia, ma non vasta come quella di altri autori del suo tempo; pur tuttavia risulta memorabile per varietà ed intensità. [70] Viene ora riassunta in postume ricostruzioni filologiche, curate dalla moglie e da esperti tecnici del suono che si sono riproposti l'obiettivo di mantenere, nei nuovi supporti, le sonorità dei vecchi LP in vinile. Sino ad ora sono state realizzate due raccolte, entrambe in triplo CD, titolate In direzione ostinata e contraria e In direzione ostinata e contraria 2.


Il negozio-museo Gianni Tassio, in via del CampoAlcuni fra i maggiori cantanti e cantautori italiani, nel marzo del 2000, hanno ricordato Fabrizio De André con un concerto celebrativo, al teatro Carlo Felice di Genova, interpretando i suoi maggiori successi. Di quel concerto è stato realizzato un doppio cd, dal titolo Faber, pubblicato nel 2003, i cui proventi sono stati devoluti in beneficenza.

La Premiata Forneria Marconi ha eseguito, e tutt'ora esegue concerti nei quali reinterpreta le canzoni di De André, in cui si ricorda la proficua collaborazione tra il gruppo e il cantautore.

A Genova, in Via del Campo, dove l'intrico di viuzze si fa congestionato come in una Qasba mediorientale, nel negozio di dischi di Gianni Tassio, ora acquisito dal comune di Genova[71], è esposta la chitarra con la quale, probabilmente, De André ha studiato i testi delle canzoni di "Crêuza de mä". Lo strumento, la "Francisco Esteve" n. 097, venne messo all'asta in favore di Emergency dalla famiglia poco tempo dopo la sua morte ed acquistato dai negozianti del capoluogo ligure, dopo una serrata lotta al rialzo con alcuni facoltosi collezionisti: i commercianti genovesi arrivarono a sborsare 168 milioni e 500 mila lire, per aggiudicarsi la chitarra di De André.

Il ricavato venne utilizzato da Emergency per la costruzione dell'ospedale di Goderich, località alla periferia di Freetown, capitale della Sierra Leone, struttura sanitaria moderna ed unica in tutto il Paese, dove i pazienti vengono curati gratuitamente e dove un reparto si chiama, appunto, "Via del Campo".

Ora il negozio di via del Campo, nei luoghi dove il cantautore avrebbe voluto trascorrere i suoi ultimi anni, si è trasformato in una sorta di museo, e chi vi passa davanti può ascoltare sommessamente le note delle sue canzoni; inoltre, vi si trovano esposte in vetrina le copertine originali di tutti i suoi dischi.

Su iniziativa della moglie Dori Ghezzi e di Fernanda Pivano è nata la Fondazione Fabrizio De André Onlus che si occupa di mantenere viva la memoria del cantautore. Molte sono le iniziative promosse, moltissimi i gesti di stima e di amore che tutta Italia porge ogni anno alla memoria di Fabrizio.

Omaggi

Con 2004 Crêuza de mä, rivisitazione di Crêuza de mä (con l'aggiunta di due inediti dello stesso periodo e di Mégu megún, tratto dall'album successivo Le nuvole) Mauro Pagani ha reso omaggio al collega con cui ha spesso collaborato.

L'anno successivo Morgan ha inciso Non al denaro, non all'amore né al cielo, remake dell'omonimo album di Fabrizio De André, pubblicato nel 1971.

A dicembre del 2008 Massimo Bubola pubblica l'album Dall'altra parte del vento, in cui rivisita 11 canzoni scritte in collaborazione con il cantautore genovese.

Nel 2009 il figlio Cristiano De André ha pubblicato l'album De André canta De André, in cui ripropone alcune canzoni del padre con nuovi arrangiamenti.

Ad aprile 2010 la Premiata Forneria Marconi ha pubblicato A.D. 2010 - La buona novella, una rilettura con nuovi arrangiamenti e l'aggiunta di alcuni brevi intermezzi strumentali del 33 giri La buona novella del 1970.

Patti Smith, per il nuovo album previsto per il 2010, prepara tre versioni in inglese di canzoni di De André: si tratta di Amore che vieni, amore che vai, Fiume Sand Creek e Una storia sbagliata (queste ultime due scritte con Bubola), e le traduzioni in inglese sono curate da Shel Shapiro[72]. L'ex leade dei Rokes ha già inciso nel 2007 River Sand Creek nel suo album Storie, sogni e rock'n'roll.

Tribute band

Oltre agli artisti celebri, anche una lunga serie di cantanti meno conosciuti e, soprattutto, di gruppi giovanili, hanno registrato album composti principalmente o esclusivamente da canzoni di Faber, spesso con risultati apprezzabili. Nelle piazze e nei teatri di città e di provincia sono centinaia le rappresentazioni che, ogni anno, vengono dedicate a De André. Tra i più conosciuti interpreti e tribute band, ricordiamo Giorgio Cordini, i Khorakhanè e i Mercanti di Liquore, tutti comunque con una loro carriera ed un repertorio autonomi, oltre alle cover di De André.

Premio

In suo ricordo è stato istituito un apposito premio - il Premio Fabrizio De André.

Fabrizio De André e la fede

« Dio di misericordia il tuo bel Paradiso lo hai fatto soprattutto per chi non ha sorriso »
(da Preghiera in gennaio)
« Dio del cielo io ti aspetterò nel cielo e sulla terra io ti cercherò »
(da Spiritual, dall'album Volume I)
« Non intendo cantare la gloria né invocare la grazia e il perdono di chi penso non fu altri che un uomo come Dio passato alla storia »
(da Si chiamava Gesù, dall'album Volume I)
« e non Dio ma qualcuno che per noi lo ha inventato ci costringe a sognare in un giardino incantato. »
(da "Un blasfemo", nell'album Non al denaro, non all'amore né al cielo)

Nel concept album "La buona novella" (1970) De André ci fornisce la massima espressione della sua visione religiosa, effettuando una chiara antropologizzazione del divino. Nel concerto al teatro Brancaccio di Roma nel 1998 De André fece le seguenti dichiarazioni in merito[73]:

« Quando scrissi la Buona Novella era il 1969. Si era quindi, in piena lotta studentesca e le persone meno attente consideravano quel disco come anacronistico[...] E non avevano capito che la Buona Novella voleva essere un'allegoria: un paragone fra le istanze della rivolta del '68 e le istanze, spiritualmente più elevate ma simili da un punto di vista etico-sociale, innalzate da un signore, ben millenovecentosessantanove anni prima, contro gli abusi del potere, contro i soprusi della autorità, in nome di un egualitarismo e di una fratellanza universale. Quel signore si chiamava Gesù di Nazareth. E secondo me è stato, ed è rimasto, il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Quando ho scritto l'album non ho voluto inoltrarmi in strade per me difficilmente percorribili, come la metafisica o addirittura la teologia. Poi ho pensato che se Dio non esistesse bisognerebbe inventarselo, il che è esattamente quello che ha fatto l'uomo da quando ha messo piede sulla terra »

« Probabilmente ne "La buona novella" i personaggi del vangelo perdono un po' di sacralizzazione; ma io credo e spero soprattutto a vantaggio di una loro migliore e maggiore umanizzazione »


L'atteggiamento tenuto da Faber nei confronti dell'uso politico della religione e delle gerarchie ecclesiastiche è spesso sarcastico e fortemente critico nel contestarne i comportamenti contraddittori, come, ad esempio, nelle canzoni "Un blasfemo", "Il testamento di Tito", "La ballata del Miché " e gli ultimi versi di "Bocca di rosa"[13].

« Io mi ritengo religioso e la mia religiosità consiste nel sentirmi parte di un tutto, anello di una catena che comprende tutto il creato e quindi nel rispettare tutti gli elementi, piante e minerali compresi, perché, secondo me, l'equilibrio è dato proprio dal benessere diffuso in ciò che ci circonda. La mia religiosità non arriva a ricercare il principio, che tu voglia chiamarlo creatore, regolatore o caos non fa differenza. Però penso che tutto quello che abbiamo intorno abbia una sua logica e questo è un pensiero al quale mi rivolgo quando sono in difficoltà, magari dandogli i nomi che ho imparato da bambino, forse perché mi manca la fantasia per cercarne altri »


Paternità delle canzoni

Lungo tutta la propria carriera De André ha collaborato, sia per la parte musicale che per la parte testuale, con altri artisti: le canzoni di cui De André è l'unico autore sia del testo che della musica sono infatti otto. Complessivamente però i brani in cui figura contemporaneamente autore, non necessariamente unico, sia del testo che della musica sono 87[74]. Ci sono inoltre alcuni casi particolari come La canzone dell'amore perduto, in cui la musica è tratta da un brano del XVII secolo di Georg Philipp Telemann, o La guerra di Piero e Si chiamava Gesù alla cui composizione ha lavorato anche Vittorio Centanaro, collaboratore di De André non iscritto alla SIAE (si veda l'intervista allo stesso Centanaro realizzata da Franco Zanetti e Claudio Sassi e riportata nel loro volume Fabrizio De André in concerto, 2008, Giunti Editore), o ancora Il fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, con il testo scritto da Paolo Villaggio[75], che però non ha firmato il deposito SIAE, o ancora Geordie, depositata in SIAE da De André a suo nome, pur essendo questo un brano tradizionale.

Così ha dichiarato Francesco De Gregori intervistato da Roberto Cotroneo:

« Fabrizio è stato un grande organizzatore del lavoro altrui, perché le cose che realmente ha inventato, ha scritto, sono percentualmente molto poche rispetto a quelle che lui ha preso, o firmandole o senza firmarle[76]. »
(Francesco De Gregori)

Nel complesso, De André è autore o coautore di tutte le canzoni originali da lui incise, con una sola eccezione: Le storie di ieri, scritta da Francesco De Gregori (che pure la incise quasi contemporaneamente a De André).

Discografia

Per approfondire, vedi la voce Discografia di Fabrizio De André.

1966 - Tutto Fabrizio De André
1967 - Volume I
1968 - Tutti morimmo a stento
1968 - Volume III
1969 - Nuvole barocche
1970 - La buona novella
1971 - Non al denaro, non all'amore né al cielo
1973 - Storia di un impiegato
1974 - Canzoni
1975 - Volume VIII
1978 - Rimini
1981 - Fabrizio De André (meglio conosciuto come L'indiano)
1984 - Crêuza de mä
1990 - Le nuvole
1996 - Anime salve
I tour

Per approfondire, vedi la voce Tour di Fabrizio De André.

I tour di Fabrizio De André, compiuti nel periodo compreso dal 1975 al 1998, sono in tutto 12, dei quali solamente uno europeo. Nel primo è stato accompagnato da due musicisti dei New Trolls e due dei Nuova Idea e nel secondo dalla Premiata Forneria Marconi (che curò tutti i nuovi arrangiamenti dei brani).

Opere

Testimonianza in Gianni Borgna, Luca Serianni (a cura di), La lingua cantata. L'italiano nella canzone dagli anni Trenta ad oggi, Roma, Garamond, 1994.
Fabrizio De André, Alessandro Gennari, Un destino ridicolo, Torino, Einaudi, 1996.
Prefazione a Francois Villon, Poesie, Milano, Feltrinelli, 1996.
Cinema

La musica di Fabrizio De André è presente nei film:

La cuccagna, regia di Luciano Salce, 1962.
O pai de Migueliño, regia di Miguel Castelo, 1977.
Topo Galileo, regia di Francesco Laudadio, 1987.
Ilona arriva con la pioggia, regia di Sergio Cabrera, 1996.
Non al denaro non all'amore ne al cielo, regia di Ielma Adinolfi, Francesco Crispino, Flavio Rizzo e Gabriele Scardino, 1996.
L'odore del sangue, regia di Mario Martone, 2004.
A correggere la fortuna, regia di Luca Facchini, 2006.
In fabbrica, regia di Francesca Comencini, 2007.
Un piede in terra e l'altro in mare, regia di Silvio Soldini, 2007.
Palermo Shooting, regia di Wim Wenders, 2008.

Riconoscimenti

« [...] Mi pare che sempre di più sarebbe necessario che invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano, si dicesse che Bob Dylan è il Fabrizio americano. »
(Fernanda Pivano, consegnando il Premio Lunezia 1997 a Smisurata preghiera)

Premio Tenco
1975 - Premio Tenco a De André, premiato insieme a Vinicius de Moraes, Fausto Amodei, Umberto Bindi, Francesco Guccini, Enzo Jannacci.
1984 - Targa Tenco per l'album Crêuza de mä e all'omonima canzone premio per la miglior canzone in dialetto.
1991 - Targa Tenco per il brano La domenica delle salme e per l'album Le nuvole
1997 - Targa Tenco per il brano Princesa e per l'album Anime salve
Altri premi
1997 - Premio Lunezia per il brano Smisurata preghiera dall'album Anime salve

Documentari

Che tempo che fa - Speciale Fabrizio De André, 2010, in occasione di quello che sarebbe stato il 70° compleanno
Che tempo che fa - Speciale Fabrizio De André, 2009, a dieci anni dalla scomparsa
Speciale TG1 - Raccontando De André di Vincenzo Mollica, 2008, 63'
Effedia - Sulla mia cattiva strada di Teresa Marchesi, 2008, 87'
Faber - di Bruno Bigoni e Romano Giuffrida, 1999, 45'
Rai radio 3, rubrica Storyville (Da lunedì 12 a venerdì 16 gennaio 2009 dalle 16:00 alle 16:30)

Film

Amore che vieni, amore che vai di Daniele Costantini, 2008, 101' - tratto dal libro Un destino ridicolo di Fabrizio De André e Alessandro Gennari
Faber nostro di Lino Pinna, 2008, 15' - cortometraggio narrativo ispirato a Fabrizio De André e ai suoi personaggi

Fumetti

Nel 2008 Sergio Algozzino ha realizzato e pubblicato, per le Edizioni BeccoGiallo, la storia a fumetti Ballata per Fabrizio De André, nella quale i protagonisti sono alcuni personaggi di alcune sue canzoni.
Nel 2009 esce Come una specie di sorriso: Mauro Biani, vignettista di Liberazione, si lascia ispirare da 15 canzoni di Fabrizio De André e ne fa 15 tavole, portate in mostra in giro per l'Italia e raccolte in un volume edito da Stampa Alternativa. L'intero progetto è curato da Nicola Cirillo.
Nel 2010 esce Uomo Faber, sceneggiata da Fabrizio Càlzia e con i disegni di Ivo Milazzo, edita dal Gruppo Editoriale L'Espresso, che racconta, tra realtà e sogno, la vita di Fabrizio De André.

Note
1.^ Cfr. Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, Firenze, Giunti, 2003, pp. 16-18.
2.^ Arturo Cattaneo e Donatella del Flaviis, Literary maps. A modular history of English literatures, Milano, Carlo Signorelli, 2002.
3.^ Massimo Emanuelli, 50 anni di storia della televisione attraverso la stampa settimanale, Milano, Greco & Greco, 2004, Pag. 292
4.^ Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro?, cit., p. 44
5.^ L'altro Fabrizio
6.^ nei brani Zirichiltaggia e Monti di Mola
7.^ Nei brani Don Raffaé e La nova gelosia
8.^ RICONOSCIMENTI - Vie
9.^ RICONOSCIMENTI - Piazze
10.^ RICONOSCIMENTI - Parchi
11.^ RICONOSCIMENTI - Biblioteche
12.^ RICONOSCIMENTI - Scuole
13.^ a b c d e Livio Gatti Bottoglia, Non al denaro, non all'amore né al cielo, mensile Civetta, marzo 1999
14.^ Roberto Iovino, Fabrizio De André, l'ultimo trovatore[1]
15.^ Cesare G. Romana, Amico Fragile, Sperling Paperback (2000)
16.^ De André nel ricordo di Paolo Villaggio - Intervista a Paolo Villaggio
17.^ La radio Vaticana ha lanciato il professore, da TV Sorrisi e canzoni del 1 dicembre 1968
18.^ Intervista di Adriano Botta a Fabrizio De André, pubblicata su L'Europeo del 13 marzo 1969
19.^ Michele Ceri; Claudio Sassi; Franco Settimo. Fabrizio De André-Discografia illustrata. Roma, Coniglio editore, 2006, p. 11.
20.^ Come confermano sia le etichette dei dischi che gli spartiti
21.^ De André, quella volta ho copiato Prévert, il Corriere della Sera del 28 luglio 1997 [2]
22.^ ad esempio i brani in sardo, napoletano e ligure
23.^ Ad esempio i brani tradotti di Brassens, Cohen e Dylan, e le sonorità ispirate alle loro
24.^ Fabrizio De André (1940-1999) - Le smisurate preghiere laiche e politiche del più grande dei nostri cantautori [3]
25.^ Allo stato attuale delle conoscenze, a meno che non venga scoperto un ulteriore disco registrato precedentemente, il primo concept album della storia della musica italiana potrebbe essere Diario di una sedicenne di Donatella Moretti, pubblicato nel 1964, seguito da Vi parlo dell'America di Giovanna Marini, pubblicato nel 1966 come Le canzoni del west di Bobby Solo, pubblicato qualche mese dopo. L'articolo pubblicato su Onda Rock da Claudio Fabbretti è, quindi, non attendibile
26.^ Lo stesso autore, presentando alcuni brani de La buona novella durante il tour del 1997
27.^ Nell'intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 85, ISBN 978-88-09028-53-1
28.^ Intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 85, ISBN 978-88-09028-53-1
29.^ Intervista effettuata da Doriano Fasoli e contenuta in Passaggi di tempo, 2009, Coniglio editore
30.^ Il racconto di De André è stato poi ripubblicato su La Stampa del 12 gennaio 1999, a pag. 23
31.^ Luca Indemini, Gli prestai una camicia, non l'ha mai restituita, intervista a Gipo Farassino pubblicata su La Stampa di sabato 5 settembre 2009, pag. 72
32.^ Intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 89, ISBN 978-88-09028-53-1
33.^ Nell'intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 80, ISBN 978-88-09028-53-1
34.^ Intervista effettuata da Riccardo Bertoncelli contenuta in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 93, ISBN 978-88-09028-53-1
35.^ Questa è la frase che viene riportata dai quotidiani di mercoledì 26 aprile
36.^ La vicenda venne trattata dai quotidiani di aprile; a titolo di esempio citiamo gli articoli «De André è irremovibile» di Vincenzo Buonassisi, dal Corriere della sera di mercoledì 26 aprile 1972, pag. 13 e «No a Fabrizio De André: la canzone resta in gara» di Vincenzo Buonassisi, dal Corriere della sera di giovedì 27 aprile 1972, pag. 15
37.^ Recensione di Simone Dessì pubblicata su Muzak e ristampata poi nel volume C'era una volta una gatta, edizioni Savelli-Il pane e le rose, Roma, 1977, pag. 44
38.^ Riccardo Bertoncelli (a cura di), in Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 94, ISBN 978-88-09028-53-1
39.^ Enrico Deregibus, Traccia biografica, pubblicata in Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 55, ISBN 978-88-09028-53-1
40.^ Fiorella Gentile, Fabrizio De Andrè: un disco da "leggere", pubblicato su Ciao 2001 del 2 dicembre 1973, pagg. 33-35
41.^ http://www.viadelcampo.com/articoli/si%20arrabbia%20con%20Gaber.htm
42.^ http://www.viadelcampo.com/articoli/si%20arrabbia%20con%20Gaber.htm
43.^ Inclusa anche nel doppio disco dal vivo con la PFM del biennio '79-'80
44.^ Come si può leggere nelle scalette dei concerti delle varie tournée riportate in Franco Zanetti e Claudio Sassi, Fabrizio De André in concerto, Giunti Editore
45.^ Franco Zanetti e Claudio Sassi, Fabrizio De André in concerto, Giunti Editore
46.^ Enrico Deregibus, Traccia biografica, pubblicata in Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 54, ISBN 978-88-09028-53-1
47.^ Enrico Deregibus, Traccia biografica, pubblicata in Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 56, ISBN 978-88-09028-53-1
48.^ Enrico Deregibus, Traccia biografica, pubblicata in Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André, 2003, editore Giunti, pag. 55, ISBN 978-88-09028-53-1
49.^ Articolo di E. Ferri in "Anna" del 16 ottobre 1990.
50.^ Cesare G. Romana, Amico fragile. Fabrizio De André si racconta a Cesare G. Romana, Sperling & Kupfer, pag. 93
51.^ Franco Zanetti e Claudio Sassi, Fabrizio De André in concerto, Giunti Editore, pag. 27
52.^ De André: biografia[4].
53.^ Franco Zanetti e Claudio Sassi, Fabrizio De André in concerto, Giunti Editore, pag. 40
54.^ AA.VV., Libro bianco sul pop in Italia. Cronaca di una colonizzazione musicale in un paese mediterraneo, Arcana Editore, Roma, pag. 159
55.^ Secondo quanto riportato da "Il Secolo XIX" online del 12 gennaio 2009 (Faber, una notte sulle note del suo "Inverno"), Dori Ghezzi avrebbe affermato di essere venuta a conoscenza del fatto quando vennero ritrovati in una via romana alcuni archivi dei servizi segreti, probabile riferimento all'archivio dell'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno, ritrovato nel 1996 durante un'inchiesta del giudice milanese Guido Salvini, in un deposito sulla via Appia.
56.^ "Quel terrorista di De André" Così la polizia schedò il cantautore, articolo de "La Repubblica", del 10 gennaio 2009
57.^ "Io e Fabrizio sorvegliati speciali perché la musica faceva paura", articolo de "La Repubblica", del 11 gennaio 2009
58.^ http://www.viadelcampo.com/Intrepido_20.3.75_b5.jpg
59.^ Intervista alla PFM, pubblicata in Riccardo Piferi (a cura di), Premiata Forneria Marconi, Lato Side, 1981
60.^ http://www.viadelcampo.com/html/1978-79.html
61.^ Secondo Dario Salvatori, Storia dell'hit parade, rispettivamente sesto e quattordicesimo posto delle classifiche
62.^ Articolo sul sequestro di Fabrizio De André e Dori Ghezzi
63.^ Pubblicato in cinque puntate a partire dal numero dell'8 febbraio 1980 e nei numeri successivi
64.^ http://cverdier.blogspot.com/2010/01/leggendoleggendofabrizio-de-andre-paul.html
65.^ vedi l´articolo Articolo del Messaggero sulla sentenza per il sequestro di Fabrizio De André e Dori Ghezzi.
66.^ Citazione scelta da De André per il libretto dei testi dell'album Le Nuvole
67.^ New Trolls: l'Araba Fenic. Intervista a Vittorio De Scalzi, pubblicata su Musica Leggera, n° 10, aprile 2010, pagg. 42-55
68.^ Su questo episodio cfr. l'articolo pubblicato sul "Corriere della Sera" del 19 agosto 1998, reperibile on line al seguente indirizzo http://archiviostorico.corriere.it/1998/agosto/19/mafia_lavoro_Andre_dice_stupidaggini_co_0_9808195607.shtml
69.^ Le nuvole di Faber [5]
70.^ Addio Fabrizio, poeta anarchico di fine millennio, Giacomo Pellicciotti, La Repubblica, 11 gennaio 1999
71.^ Acquisizione da parte del Comune di Genova del negozio di Gianni Tassio
72.^ http://www.tgcom.mediaset.it/spettacolo/articoli/articolo364332.shtml
73.^ Si possono ascoltare nel DVD tratto dalla tournée
74.^ Archivio della SIAE
75.^ E non insieme a De André, come molti credono; ecco cosa racconta Villaggio intervistato: «La scelta dell'ambientazione medioevale fu tutta farina del mio sacco; Fabrizio ci mise solo la musica. Cioè avvenne il contrario, lui aveva già la musica ed io ci misi le parole....In una settimana scrissi le parole di questa presa in giro del povero Carlo Martello.» l'intervista completa si trova qui http://www.railibro.rai.it/interviste.asp?id=94
76.^ Intervista di Roberto Cotroneo a Francesco De Gregori a La mezzanotte di Radio due del 30 marzo 2006

Bibliografia

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Marco Neirotti, Fabrizio De André, Torino, EDA, 1982.
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http://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9


Fabrizio De Andrè- In Direzione Ostinata E Contraria (2005) - Anime Salve


Mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia
e che bello il mio tempo che bella compagnia
sono giorni di finestre adornate

canti di stagione
anime salve in terra e in mare
sono state giornate furibonde
senza atti d'amore

senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde

spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e no basta ancora
cose svanite facce e poi il futuro
i futuri incontri di belle amanti scellerate

saranno scontri
saranno cacce coi cani e coi cinghiali
saranno rincorse morsi e affanni per mille anni
mille anni al mondo mille ancora

che bell'inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo che bella compagnia
mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni

mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo
ti saluto dai paesi di domani

che sono visioni di anime contadine
in volo per il mondo
mille anni al mondo mille ancora
che bell'inganno sei anima mia

e che grande questo tempo che solitudine
che bella compagnia


http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_fabrizio_de_andre_1059/testo_canzone_anime_salve_200247.html






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